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Bernina Express

Bernina Express

“Viaggiare in Italia può essere davvero sconfortante se si è coscienti delle bellezze e delle potenzialità dal nostro paese. Pensavo questo qualche tempo fa, attraversando il Cadore in direzione di Cortina. Da Calalzo in poi, alla strada statale, si affianca quella che una volta era una splendida ferrovia di montagna, la Calalzo-Cortina-Dobbiaco, che è stata trasformata – almeno questo – in una pista ciclabile. La Svizzera ricava una buona parte delle sue entrate turistiche dai famosi trenini rossi, pubblicizzati e sognati da tutti i viaggiatori del mondo.. Noi avevamo, fino al 1964, una splendida ferrovia che attraversava le montagne più incantevoli d’Europa e abbiamo pensato bene che fosse un ramo secco e che andasse dunque smantellata. Con il risultato, oltre al danno turistico, di aver intasato oltremisura l’unica strada che porta a Cortina. … Ma non è stata la Calalzo-Dobbiaco l’unica vittima di questa “ottimizzazione” selvaggia. Molte altre linee che avrebbero potuto essere, con una politica accorta e lungimirante, di grande interesse turistico sono state eliminate.

Il turismo potrebbe essere una delle grandi potenzialità di sviluppo economico del nostro paese, se non la più grande. Ma questa semplice constatazione – che peraltro torna come promessa mai mantenuta in tutte le campagne elettorali – trova difficilmente riscontro nella realtà. A che cosa si può imputare questa assenza di progettualità se non ad una carenza di visione della nostra classe politica?”

tratto dal Corriere della Sera di sabato 5 settembre 2015 a firma di Susanna Tamaro.

Che dire, di tanto in tanto una grande firma solleva intelligentemente la quetioen della NON gestione del turismo in Italia (vedi anche le note riprese da un bell’articolo di Stella di qualche tempo fa). Nel nostro piccolo, da quando esiste la nostra associazione sportiva Turbolento, sosteniamo che l’Italia dovrebbe indirizzare il suo sviluppo economico verso le risorse turistiche e per farlo tutelare il proprio patrimonio paesaggistico. Come peraltro indicato dall’art.9 della nostra Costituzione “la repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione” (mica bruscolini).  Ma noi siamo una pulce, una minuscola realtà al confronto di chi dovrebbe scegliere, decidere, pianificare, progettare, realizzare questo genere di sviluppo.

Eppure continuiamo a sostenere le nostre idee e di Strada Zitta in Strada Zitta, tenacemente, con la lenta velocità delle nostre discrete, eleganti ed energicamente inesauribili biciclette difendiamo, promuoviamo, divulghiamo. 

Siamo stati recentemente a Bormio con le nostre biciclette, per scalare le maggiori salite alpine dell’Alta Valtellina. Strade e montagne che il mondo ci invidia. Nel gruppo di oltre 25 persone che quotidianamente pedalava su queste strade, eravamo in 5 italiani insieme a olandesi, belgi, inglesi, australiani. Ci siamo fermati in un piccolo bar a Tirano e mentre sorseggiavamo la nostra panache abbiamo visto partire il trenino rosso, citato dalla Tamaro, che iniziava la sua salita al ghiacciaio del Morterach e al Passo del Bernina. Noi a Bormio ci siamo andati in bicicletta da Tirano coprendo un dislivello in salita che è un terzo di quello del trenino del Bernina. Ma perché il treno della Valtellina si ferma a Tirano e non arriva fino a Bormio? Perché Bormio deve essere raggiungibile solo in auto?

Perchè invece di poli chimici non facciamo distretti turistici ben attrezzati?

Meditiamo pedalando, pedaliamo meditando. Carpe diem, noctem quoque.


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