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stop arrogance think bikeLa finanza speculativa sta all’economia reale, come il doping sta allo sport. Meditate pedalando, pedalate meditando. Finchè a dirlo è solo il presidente (con la p minuscola) del Veloclub Turbolento non gli da retta nessuno (o pochissimi). Ma se la fonte dell’accusa è Carlo Azeglio Ciampi, pesi e misure cambiano. E parecchio.

E’ di oggi (11.01.12) il bell’articolo sul Corriere della Sera “Ciampi: la finanza senza regole ruba il futuro ai giovani”. Unico neo (o incrocio d’interesse per dirla tutta) è che il corriere promuove il libro di Ciampi “A un giovane italiano” edito da Rizzoli….
Scrive Massimo Mucchetti: con la violenza evangelica di chi vorrebbe scacciare i mercanti dal tempio, Ciampi prende le distanze dal pensiero unico degli ultimi trent’anni. “Hanno sfidato la legge morale che consente di distinguere il consesso umano dalla foresta” (ndr_ci pare un peccato usare il termine foresta in una accezione così negativa). Hanno fatto della finanza (quella finanza che nei manuali di economia apprendiamo essere al servizio della produzione, dello scambio, dello sviluppo) la foresta dove appagare appetiti ferini, dove impera la legge non scritta del cinismo, del disprezzo di ogni valore che non si aquello del guadagno, del successo, del potere.” Questa non è una crisi economica qualsiasi, è un passaggio d’epoca. E’ finita un’epoca nella quale la società, la banca in particolare, ha creduto possibile organizzarsi intorno all’obiettivo della creazione di valore per l’azionista. Obiettivo meritevole, purchè subordinato a obiettivi più vasti. Le banche sono imprese a scopo di lucro, ma anche infrastrutture finanziarie per le altre imprese…con il testo unico bancario del ’93 i governi hanno protetto la vocazione infrastrutturale delle banche…negli anni del boom questa guadagnavano poco, non erano le star della borsa..poi l’accento si è spostato sulla vocazione capitalistica…dal 2006 a oggi l’indice bancario italiano ha perso l’83% del suo valore, sotto i colpi che i liberisti più spinti considerano marinettianamente, come l’igiene dei mercati…sul piano culturale il beraglio è l’estremismo liberista che ha eletto il mercato a feticcio e l’innovazione finanziaria a lampada dell’economia….fino alle virtù salviche di un agire economico svincolato dalle regole. Fino alla domanda conclusiva: “a volte mi chiedo se i governanti dei paesi interessati (ndr_trattasi dell’Europa) abbiano la caratura di statisti alla Roosvelt, capaci di prospettare e porre in essere una via di uscita”….