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FINALMENTE SI TORNA IN SELLA CON LA RIDE PIÙ GRAVEL
(E BELLA) DELL’ANNO

E succede che una domenica di fine ottobre, a Milano, la situazione si fa gravel. Anzi gravellissima. Con la Ride Milano Gravel organizzata da Turbolento su strade prevalentemente sterrate, che dalla Canottieri San Cristoforo, si addentrano nel Parco AGRICOLO Sud, verso Morimondo, e oltre, fino a raggiungere il Parco del Ticino, su quelle ormai arcinote “strade zitte”, senza rumori appunto, ovvero principalmente senza traffico, che tanto piacciono al nostro Capo Turbolento. 

E questo desta grande preoccupazione nel mondo della bicicletta meneghina. Tutti infatti iniziamo settimane prima a pre-occuparci: la scelta del percorsoCarpe diem di 70 km, Columbus Classic di 100 o Milano Gravel di 155? questo è il dilemma – e poi  l’allenamento, l’abbigliamento (come mi vesto? Leggero, pesante? meglio il sempiterno “a cipolla”). Ma anche la bici – gravel, o mbt, o coraggiosamente da strada? – e ancora, le tracce, oddio le tracce! Io che sono vergognosamente Garmin-analfabeta, come farò? E così via. 

MA POI, ARRIVA IL 24 OTTOBRE

 E tutti smettiamo di preoccuparci e, prima ancora di partire, iniziamo a goderci ogni istante.  

Il ritrovarsi, l’atmosfera di festa, la bellezza di un sole splendente e totalmente inaspettato dopo un’alba cupa e grigia. Il vedere così tante Cinelli tutte insieme, dalle più attuali Zydeco, anche e-mud, alle più classiche, rinforza il senso di appartenenza a un club che da sempre unisce i “Cinellisti”.   E poi, il terreno, battuto senza né polvere né fango, perfetto da pedalare anche con dei modesti copertoni “28” su bici da strada. L’aria fresca, il calore del sole, il cielo che promette ancora un tempo che sa di non poter mantenere a lungo. Avanziamo nella luce che si fa spazio tra le foglie di tutti colori, riempiendo gli occhi come un caleidoscopio. Si pedala in gruppetti, o in coppia.

E io, baciata dalla fortuna, procedo serena con la guida dell’amico Andrea, traccia-dotato, che non perde un colpo. E si va tranquilli, in un’assenza quasi totale di dislivello, le gambe agili, su terreni sempre facili (almeno sul percorso Columbus Classic) anche per le nostre biciclette abituate all’asfalto. Ogni tanto si incontrano altri gruppetti, e si va insieme alla scoperta di boschi che sembrano foreste (chi lo direbbe che Milano ha un lato così agreste eh!).

Si parla, pedalando, che il fiato non manca, da una bici all’altra e le risate risuonano tra gli alberi così fitti che a malapena lasciano filtrare raggi colorati di giallo, di rosso, di foglie ormai scure come un buon bicchiere. Foglie tardive che catturano un raggio di sole e poi si tuffano a terra portandoselo dietro con mille baluginii. E quando si incontra un fiumiciattolo con una “passerella provvisoria” per attraversarlo, si torna bambini e l’avventura diventa esilarante e indimenticabile: c’è chi lo percorre e “precipita” con le ruote in una fessura della passerella (io),e  chi per non rischiare lo guada con le gambe in acqua e la bici in spalla.  E gli altri a commentare, ridere, filmare, come fossimo tutti amici da una vita. Perché la bici è così no? 

Si torna piano, dosando le ultime energie, nella luce dorata e già un po’ più bassa, in equilibrio tra un principio di fatica nelle gambe e la voglia di arrivare alla Canottieri San Cristoforo dove ci aspettano pasta e birra a volontà.

E SI FINISCE MOLTO PIÙ CONTENTI DI QUANDO SI È PARTITI

Perché la Milano Gravel non è una gara (it’s a ride, not a race, ormai lo sanno anche i sassi!), ma una festa, un raduno, una giornata detox per corpo e mente, in mezzo alla natura (sì, a Milano!), su strade bianche, ma anche verdi, rosse, gialle, bagnate di fiumi e di pozzanghere, che non ci sono mai sembrate così belle. Calde di sole e azzurre di cielo.  Strade zitte ma ricche di suoni gentili: il rumore sommesso dei cambi, le chiacchiere, il battito di tanti cuori felici. 

 

 

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