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di Chiara Mesirca

7 minorenni in bicicletta? Il piano è semplice: Milano-Parma (e da qui a Bologna in treno)-Passo della Futa-Firenze-San Giminiano- Sasso Pisano-Piombino (poi  traghetto per l’ Isola d’Elba!).

Le borse pesano, le aspettative sono alte, il timore per la partenza aumenta.

La notte abbiamo dormito sì e no qualche ora, il tempo è volato via in un istante e ci siamo ri-trovati in piazza. Il Duomo controlla ogni nostra mossa e osserva le nostre facce assonnate mentre il sole sorge al di là della Madonnina.

Milano se ne è andata in un colpo e poi Lodi e la pianura, quanto è lunga questa pianura! Sul gps la “distanza a destinazione” inizia a diminuire: da 160 km arriva a 100, poi 50, 40, 20…10!

Ma non si arriva mai? Ecco, quando ormai il sole è diventato di quel colore caldo di quando ormai sai che la giornata sta per finire, ecco Parma: bella, lucente!

Persone indaffarate corrono da tutte le parti cercando di farsi spazio tra le nostre borse ingombranti. Sorridiamo guardandoci negli occhi, ce l’abbiamo fatta! Ce l’abbiamo davvero fatta? Le facce bruciate dal sole e gli occhi lucidi di stanchezza… ma da quante ore stiamo pedalando!

I giovani in bicicletta

Bologna passa in fretta, in treno è facile, la metropoli ci incanta e la notte è giovane; si dorme poco, tre ore scarse e in sella! La città è ancora silenziosa, la luna inizia a scendere per lasciare spazio al giorno.

Salite e passi… verso la Futa. Paesini e campi, il sole inizia a sorgere timido al di là della valle, le persone si svegliano, iniziando a vivere la loro giornata.

Gli accenti cambiano, come i profumi che escono dalle finestre delle case: ci fanno intendere che le ore stanno passando.

Ecco il cartello tanto atteso: “Camping La Futa”. Ci rendiamo conto di essere arrivati e vorremmo piangere. Ci tuffiamo in piscina e tutto passa. Le gambe rigide, i sederi sfregiati dalle troppe ore in sella, la proprietaria del campeggio ci squadra… forse facciamo un po’ pena.

L’inizio di un nuovo giorno

La nebbia del mattino ci saluta e ci accompagna fino a metà percorso; siamo tranquilli, ce la prendiamo comoda… prima bucatura, seconda bucatura e poi la terza e la quarta. Chiamiamo per ritardare l’orario del check nella casa dove alloggiamo stasera.

La tappa che pensavamo più corta e facile diventa la più sofferta. Ma ecco Firenze, il duomo e le persone a cui ormai non siamo più abituati.

Il b&b è enorme, ci sembra un sogno. Non riusciamo a godercelo appieno. Siamo stanchi, vogliamo vedere cose, mangiare, dormire.

Il bangladino sotto casa ci salva la vita: pasta al sugo alle quattro del pomeriggio e via, ormai siamo abituati così: Milano è lontana e l’Elba ancora di più.

Uscendo di casa vediamo ragazzi che tornano dalla serata, il sole sorge all’orizzonte. Colline si susseguono all’infinito, campi di ulivo e grano, ma quanto è bella la Toscana! In lontananza vediamo un campanile: San Gimignano sembra alle porte ma non arriva mai.

Invece, arriviamo! Siamo tutti d’accordo, è la tappa più bella.

Di Sasso Pisano abbiamo quasi paura: fumi di zolfo che escono da terra e a malapena 200 abitanti: ma che posto è?

Ci attendono le terme naturali, acqua calda che sgorga direttamente dal muro; il tempo si allunga, i muscoli delle gambe si sciolgono, i polpastrelli si raggrinziscono.

È tardi, un solo locale aperto, si cena in birreria… niente di meglio!

La mattina siamo allegri: ultima tappa, piove. Si scende giù verso il mare, il porto ci attende. Facciamo una delle nostre ultime colazioni al bar, lo saccheggiamo di tutto, come al solito.

Piombino, inquinato come non mai, i camion ci passano di fianco in velocità, la probabilità che ci tirino sotto è molto alta.

La stanchezza inizia a farsi a sentire, ma il mare spunta in lontananza.

Milano-Piombino! Non ci possiamo credere. Ci guardiamo e ci chiediamo se sia reale. Abbiamo fatto davvero così tanta strada?!

Ma non è ancora finita: da Porto Ferraio dobbiamo arrivare a Lacona, una montagna da superare e vento contro: censuro tutti gli insulti che abbiamo tirato!

La casa che ci ospita è bellissima, o almeno così a noi sembra. Ci sentiamo degli eroi, mentre in testa risuona la colonna sonora del “Gladiatore”.

Ci abbracciamo uno dopo l’altro: 7 ragazzi, 6 tappe per 500 km, 5400 m di dislivello, 7 chili di fiorentina (in una sera), 20 camere d’aria bucate: più tempo a cambiarle che a pedalare. Tante imprecazioni e parolacce ed eccoci sulla spiaggia a rincorre i gabbiani.

Probabilmente ha appena piovuto, il mare è in subbuglio, sembra rispecchiare il nostro umore. La sera vogliamo festeggiare ma alle dieci crolliamo addormentati.

Sorvolerò sui giorni trascorsi all’Elba…

… (non si sa mai, se qualche genitore leggesse…), meglio non menzionarli per motivi di privacy legati alla nostra minore età.

Tanto sudore, due treni e mezza Italia: la nostra fermata viene raucamente annunciata dagli altoparlanti: Milano Centrale.

La città ci accoglie con un abbraccio, è difficile tornare a orari e cibi normali.

E mentre si riprende a girare nei bike park, si organizza il prossimo viaggio.

Grazie agli ideatori e compagni di questa pazzia: Filippo, Fabio, Francesco, Luca, Giulia, Stefano e io.

Grazie a Turbolento per averci fornito le bici e agli sponsor che ci hanno accompagnato in questo viaggio: Cinelli, DSB Semplicemente bici, Enervit Sport e Suicide Gravity Wear.

 

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