
Pedalare tra Lucca e la Versilia: la bici come rifugio dalla sofferenza
Spesso si dice che il ciclismo sia sinonimo di sofferenza. La salita, lo sforzo, il sudore. Io non l’ho mai visto così: per me la bici è libertà, gioia, respiro. Se una salita è troppo dura, scendo e cammino, senza drammi. È sempre stata questa la mia filosofia, fino a quest’estate.
Un’estate che mi ha costretto a fare i conti con la sofferenza in un altro senso: ho visto lo sguardo di mia madre svanire in poche settimane, inghiottita da una malattia che le ha tolto memoria, forza e lucidità. Tornare a casa e trovarla con lo sguardo perso, con parole sconclusionate, è stato un dolore che non avevo mai conosciuto.
Ho iniziato a scendere tutti i finesettimana da Milano, ma ben presto mi sono accorto che più mi impegnavo più mi stavo prosciugando. Così ho scelto un piccolo rituale per i fine-settimana giù dai miei: ogni domenica mattina mi ritaglio qualche ora di bici. Per respirare, per alleggerire quel nodo in gola che non si scioglie.
Casa dei miei è a Camaiore, e ogni volta la mia bussola interiore mi porta verso Lucca. Non programmo un percorso preciso: so soltanto che voglio pedalare in quella direzione, verso la città che per me è sempre stata un luogo di bellezza e di meraviglia. Da bambino, Lucca era la città delle prime gite in treno, delle leggende, delle mura che sembravano immense e potenti. Oggi è lo stesso sguardo che cerco, salendo sulle colline: vederla dall’alto, con i suoi campanili e le torri, come una promessa di bellezza e mistero.
L’itinerario: Montemagno, Colline Lucchesi, Chiatri
Il giro che consiglio parte idealmente da Camaiore, in piazza San Bernardino. Da lì si imbocca la via Francigena, salendo verso Montemagno, la prima vera salita della giornata, un’ascesa classicissima conosciuta da tanti ciclisti. È una salita regolare, lche porta dolcemente fino al paese adottivo di Giorgio Gaber.
Da Montemagno si scende lungo la val Freddana, con un falsopiano discendente che porta in direzione di Lucca. Si può deviare verso Piazzano, e continuare il percorso francigeno, affrontando una breve salita, seguita da una discesa spettacolare ricca di tornanti tutti da pennellare: la strada delle Gavine.
Oppure si può proseguire lasciando la Freddana all’altezza di Mutigliano. Lì il paesaggio severo si apre e si stempera in vigneti e uliveti inframmezzati a boschi. Dal Parco delle Rimembranze di Mutigliano si sale quella che viene chiamata Via delle Foreste, bellissima, che sale a San Martino in Vignale, puro “Luccashire” collinare, punteggiato di rustici da sogno. Schivando con prudenza le frane si scende verso via delle Nubache e San Macario in Piano, riprendendo brevemente un tratto di Francigena.
Al fondovalle, invece di puntare su Lucca, si gira a destra verso Farneta. La strada è inizialmente dolce, poi si fa più ripida quando si imbocca la salita per Chiatri. È una salita regolare, immersa nei boschi e negli ulivi, che porta senza strappi violenti fino allo spartiacque collinare di Chiatri: da lì lo sguardo abbraccia insieme la valle del Serchio da una parte e, voltandosi dall’altra, il mare della Versilia. E prima del mare, lo spettacolo del lago di Massaciuccoli è indicibile: un panorama che ripaga ogni goccia di sudore.
La discesa verso Bozzano è affascinante ma insidiosa: la strada è poco curata, piena di buche e rovi che invadono l’asfalto. Va affrontata con estrema calma e prudenza. Quasi in fondo, sotto i piloni dell’autostrada, c’è una fonte freschissima e abbondante: si chiama Sorgente Cospitone, una sosta ideale per ricaricare le borracce.
Da Bozzano ci si riallaccia alla statale Sarzanese, che riporta verso Camaiore, chiudendo un anello di circa 55 km e 700 metri di dislivello. Un percorso appagante, che offre possibilità di varianti a seconda del tempo a disposizione e delle gambe.
Varianti e alternative
La zona è un piccolo paradiso per chi ama “giocare” con i percorsi. Oltre a Chiatri, si possono affrontare salite più dure come quella di Vecoli (da San Martino in Freddana), ripida e tortuosa, o itinerari più lunghi verso Balbano, da cui si gode una vista incredibile sul lago di Massaciuccoli e sull’Arcipelago Toscano.
Chi vuole aggiungere dislivello può inserire il Monte Pitoro, affrontabile sia dal versante di Massarosa (più dolce e regolare) sia da quello di Stiava (più severo, affrontato un tempo anche dal Gran Premio di Camaiore, il cosiddetto “piccolo mondiale”). Entrambi riportano poi verso Montemagno, creando anelli di 60-70 km ricchi di panorami.
Per chi parte da Viareggio o Forte dei Marmi, il consiglio è di scaldare le gambe lungo il litorale e risalire verso Camaiore evitando assolutamente la trafficata via di Montramito, preferendo invece strade secondarie più tranquille.
Pedalare per respirare
Fare chilometri, affrontare curve e salite, lasciarsi cullare dal paesaggio. Un argine al dolore. Il ciclismo può diventare un modo per trasformare la fatica in respiro. Perché in quelle colline c’è una bellezza che consola: un uliveto, una fontana, una vigna che incornicia il mare.
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A cura di Paolo Turbolento Rossi.
Buone pedalate a tutti.