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Allez, bon courage: Parigi Brest Parigi 2019 – appunti di viaggio

“Allez, bon courage!” Lungo tutto il percorso della Parigi Brest Parigi i ragazzini a bordo strada fanno a gara per “battere” il cinque con i ciclisti.
“Allez, bon courage!” Con un sorriso mi dice una signora dopo avermi offerto caffè caldo ed una fetta di torta. Alle due del mattino, notte fonda.
“Allez, bon courage!” Mi saluta Marcel, dopo avermi accompagnato per una quarantina di chilometri da Brest fino a Sizun. Lui, bretone, la Parigi Brest Parigi l’ha completata nel 1979. Ora a 73 anni non se la sente, anche se oggi affianca il gruppo in sella ad una bellissima bicicletta in acciaio, nera, tirata a lucido e accessoriata come se fosse un partecipante. Sorride, felice, e segue con entusiasmo. Mi racconta di Brest, della nuova marina, delle basi dei sommergibili nucleari. Passiamo a Landerneau, paese natale di Édourad Leclerc, re dei supermercati, sponsor della maglia a pois al Tour di quest’anno. Fiero, mi spiega che il Pont de Rohan del paese che stiamo attraversando è come il Ponte Vecchio di Firenze, dove lui è stato, con la differenza che su questo vi sono abitazioni oltre ad esercizi commerciali. Arriviamo a Sizun verso mezzogiorno. Insiste per offrirmi una birra in una piazza gremita di colori, sole e randonneurs. Apre la borsa, mi offre galletta bretone e formaggio. Mi fa notare che a fianco alla chiesa c’è un arco di trionfo; secondo lui si sono ispirati a questo per costruire quello più celebre nella capitale. Bretone, percepisco tutto il suo orgoglio, si sente uguale nei fatti oltre che nel nome, Paris-Brest, ai cittadini della capitale. Rimane in piazza, ad ammirare felice la moltitudine. Davanti alla Mairie hanno installato un tendone, ristoro notte e giorno per tutti i partecipanti. Riparto, leggero, felice e con qualcosa in più.

La PBP transita davanti a casa…

“Allez, bon courage!” Paul Rouge, mi saluta alla ripartenza dal villaggio di La Tannière. La PBP transita davanti a casa, all’andata e al ritorno. Notte e giorno, Paul e sua moglie offrono a tutti crêpes, panini, caffè, acqua e generi di conforto. Chiedono in cambio una promessa: di inviare loro una cartolina dal proprio paese di provenienza. Sulle pareti ce ne sono migliaia, da tutto il mondo! La raccolta è iniziata nel 1991. Mi domando se riuscirò a trovare ancora una cartolina a Milano, in quest’era digitale. Manterrò la promessa.

“Allez, bon courage!” Ai punti di controllo, una decina, gli stessi all’andata e al ritorno, una folla accoglie i partecipanti. In tutti i villaggi (ufficialmente sono 178 – di pochi ricordo il nome) che vengono attraversati, persone si sbracciano, dalla piazza, dal bar; dalle auto che rallentano o si fermano con i finestrini abbassati; mani che, notte e giorno, in piedi e sedute, applaudono, salutano, gridano “Allez, bon courage!”

Parigi Brest Parigi – PBP, 1219km, una festa continua. Mi avevano avvertito. Mi avevano raccontato. Adesso che ho visto e toccato con mano, ho capito il segreto di questo viaggio. Una festa, un’energia che ti sospinge, ti accompagna, ti sostiene e ti rassicura durante tutto il viaggio.

E poi ci sono i randonneurs. Ufficialmente 6.667 iscritti; partenti qualcuno in meno. Da tutto il mondo, sessantasei paesi rappresentati. 382 gli Italiani alla partenza, orgogliosi indossano la maglia della Nazionale Italiana Randonneurs. Tutti sono arrivati a Parigi dopo aver conseguito i quattro brevetti necessari per potersi qualificare e iscrivere, sperando di essere poi selezionati. Questa edizione, la 19esima è comunque un record.

PBP in numeri

I dati ufficiali parlano di oltre 132.000 brevetti di qualificazione nel mondo, ovvero quattro prove da 200km, 300km, 400km e 600km, da effettuare nei tempi prescritti dall’Audax Club Parisien, che omologa ogni singolo percorso e randonnée gestita dalle associazioni dei singoli paesi; in Italia, A.R.I. Audax Randonneur Italia.

La graduatoria per i brevetti sostenuti da giugno 2018 a giugno 2019, validi per la PBP 2019, vede il Giappone in testa con 14.000 brevettati, seguono la Francia con circa 13.000 brevettati, la Tailandia con 12.000, l’India con 11.000, seguita dall’Italia con 9.000. Interessante notare gli oltre 5.200 brevetti conseguiti in Brasile, i 4.752 in Russia, i 3 in Bolivia, fanalino di coda, dopo i 4 della Georgia.

Un’allegra combriccola multicolore e multilingue che si ritrova alla Bergerie Nationale del Château di Rambouillet, alle porte di Parigi, luogo di partenza. Dalle 16 della domenica 18 agosto 2019, è un susseguirsi di partenze, gruppi di 300 persone circa, ogni 15 minuti, fino alle 21. I primi con l’obiettivo di concludere entro 80 ore, gli ultimi entro 90 ore. All’alba di lunedì 19 agosto, partiranno gli ultimi partecipanti, quelli con il limite delle 84 ore.

Dall’edizione del 2003 gli organizzatori, oltre ad un tempo limite massimo, hanno imposto anche un limite al tempo minimo possibile, circa 42 ore, corrispondenti ad un media oraria di 28km/h. Questo per preservare lo spirito non agonistico della manifestazione. La PBP non è una gara, non ci sono classifiche. Tutti quelli che completano il percorso nel tempo limite ricevono la stessa medaglia di Finisher e il Brevetto.

Io parto alle 19:30. La mia strategia è di pedalare tutta la notte e tutto il giorno successivo senza dormire per arrivare all’ultimo controllo prima di Brest entro il lunedì 19. Sono 541km. Poi qualche ora di riposo e arrivo a Brest la mattina del 20, martedì. Serve soprattutto mentalmente, perché una volta sulla via di ritorno si possono meglio gestire le poche forze rimaste.

PBP il flusso di ciclisti è impressionante

Il flusso di ciclisti è impressionante, una lunga scia di luci rosse, un serpentone in questo tramonto su un paesaggio vallonato di immense terre agricole, un saliscendi continuo fino all’oceano. Finalmente pedalo dopo ore, mesi di attesa; la Cinelli corre, spedita, leggera. Assaporo l’immensa libertà che mi aspetta.

E subito parlo, converso, conosco altri randonneurs. Durante tutto il lungo tragitto non si è mai soli, notte e giorno, sempre qualcuno con cui pedalare, con cui chiacchierare. Il bello delle PBP. Compagnia, sostegno, curiosità. John, abita e vive a New York, alla sua sesta partecipazione mi accompagna in una notte maledettamente umida e fredda. Come ci siamo trovati, all’arrivo al ristoro nella notte, sparisce. Peha, finlandese, è arrivato in bicicletta fino a Parigi. Una volta completata la PBP, andrà qualche giorno nei Pirenei, sempre in bicicletta, per poi ritornare verso casa. Scherziamo per dimenticare i molti chilometri già percorsi, sul fatto che forse sua moglie avrà cambiato la serratura e le sue chiavi non apriranno più la porta d’ingresso. Gli offro ospitalità nel caso a Milano. E da Milano, sono venuti Fabio, Fulvio, Roberto, compagni di squadra, in bici – in purezza come si conviene, in auto e in treno. Nel viaggio si sono aggiunti Luca e Andrea, simpatia veneta e gioventù spensierata. Vera fortuna averli incontrati.

Fortuna è stata trovare bel tempo, niente pioggia, e luna piena per tutto il tragitto. Di acqua, e tanta, ne avevo presa durante i brevetti di qualificazione, prove condivise con altri che oggi sono qui nel gruppo, Jean-Marc e Ivan; grazie ancora del sostegno. E fortuna è stata non aver avuto un solo intoppo, non una foratura, un guasto o inconveniente meccanico; la Cinelli fedele e perfetta, solida e sicura anche per merito di Pietro e Stefano, una garanzia.

E dopo l’ultimo controllo, ad una cinquantina di km dall’arrivo, con qualche ora di margine sulle 90 concesse, rifletto su questo viaggio, su questa incredibile avventura. Una leggera malinconia mi coglie, un velo di tristezza, perché il viaggio finirà, proprio adesso quando il ritmo rotondo mi accompagnava come musica negli immensi paesaggi francesi, quando più intenso si fa il verde degli occhi che porto nel cuore, quando il profumo salato dell’oceano Atlantico a Brest si mescola con i dolci sapori della foresta di Rambouillet, in questa calda mattina di giovedì 22 agosto 2019. Tornerò, per rivivere questa magia. E soprattutto, “Allez, bon courage!”

Jean-François, ciclista da sempre, praticante da quando è uscito da un negozio con la sua prima bicicletta da corsa nel giugno 2013, è un appassionato avventuriero alla scoperta del paese più bello del mondo, l’Italia, suo paese d’adozione, essendo belga di nascita. Sempre pronto a pedalare per scoprire nuovi luoghi e itinerari; in amicizia e per fare nuove amicizie. Dopo le prime Granfondo, classiche e meno, dopo la partecipazione alla Maratona dles Dolomiti, e alle prime edizioni della Chase the Sun Italia, Jean-François ha scoperto la sua anima di randonneur, partecipando all’Alpi 4000 nel 2018, qualificandosi e portando a termine la Parigi Brest Parigi nel 2019. 

Jean-François de Jaegher, classe 1965, vive e lavora a Milano. Sposato, tre figli e due gatti; tutti – ancora – stoicamente sopportano la sua passione per la bicicletta.


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