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Frenare in bicicletta in inverno

I freni della bicicletta. Il punto geografico ove si cristallizzano le paure inconsce di ogni ciclista che si rispetti corre lungo il 45° parallelo a 9°32’56 circa di longitudine est e costituisce una sorta di vertice ideale fra due lati convergenti costituiti dalla Val Tidone e dalla Val Trebbia.

Il nome del toponimo è Rottofreno e la tradizione vuole che l’origine sia dovuta alla rottura del morso del cavallo di Annibale poco prima della battaglia della Trebbia (218 a.c.): il freno rotto costrinse Annibale ad una lunga sosta, il che dimostra che il problema di trovare un meccanico quando ti si rompe qualcosa è datato e neppure il Recovery Plan lo risolverà.

In effetti i freni sono una componente abbastanza negletta della bici, forse perchè i ciclisti sono attratti da ciò che induce ad essere più veloci e meno da ciò che aiuta a rallentare.

Si pensa, quindi, che i freni siano poco fascinosi anche se necessari, un po’ come lo sciroppo per la tosse.

Il massimo dell’interesse è dato dall’opzione ‘freni a disco o tradizionali?’, posta più a delineare la tipologia di pedalatore che abbiamo davanti che ad interesse per il sistema frenante del mezzo da lui posseduto.

Eppure conoscere i freni e saper frenare sono due temi cui è agganciata la nostra sicurezza e, talvolta, la possibilità di vincere una corsa.

Se tralasciamo i sistemi sorpassati (p.es. a tampone) o marginali (p.es. a contropedale), i dispositivi frenanti più utilizzati sono riconducibili a due macroaree e a cinque tipologie: freni a pattino (caliper o stradali, cantilever e V-brake) e freni a disco (meccanici e idraulici).

I vari sistemi frenanti, salvi i più semplici e risalenti, hanno caratteristiche e funzionalità del tutto differenti tanto che non tutte le leve funzionano con efficacia con sistemi diversi da quelli per cui sono progettate: montare leve da caliper (il tipico freno della bici da corsa) su un sistema cantilever o viceversa, può dare frenate spugnose e poco efficienti.

Conviene, quindi, cercare di studiare attentamente la compatibilità se si vogliono mischiare elementi di sistemi non omogenei (il discorso varrebbe anche per sistemi omogenei, ma si fa più sottile).

L’obbiettivo di oggi è averne una cognizione di base, se non altro in termini nominalistici, una sorta di tassonomia dei sistemi.

I freni della bicicletta: il caliper

Caliper significa ‘calibro’ e la forma, che punta a ‘pinzare’ i pattini sul cerchio, ne richiama la struttura che, schematicamente, è rimasta inalterata da decenni se è vero, come è vero, che sono state introdotte migliorie importanti (i.e.: doppio fulcro) ma non concettuali.

Le bici da corsa montano, tendenzialmente, questa tipologia di freni che hanno un tiraggio ‘diretto’ col cavo passante per un registro di regolazione e innestato lateralmente e sono assicurati al telaio attraverso un perno centrale.

Tendenzialmente la regolazione di questi freni, con un minimo di pratica, non è laboriosa.

Due suggerimenti per facilitare la messa a punto se non siete espertissimi, o non avete l’attrezzatura utile, o siete in emergenza.

Per dare la giusta tensione al cavo e avere i pattini alla distanza giusta dal cerchio, prima di serrarlo date due/tre giri al registro così che potete ‘stringere’ la pinza sul cerchione e, dopo aver serrato il cavo, avere modo di ‘giocare’ con il registro per regolare la distanza giusta.

Per evitare che i pattini ‘fischino’, bisogna che siano un po’ più vicini al cerchione dalla parte anteriore.

Quando li sostituite, abbiate cura, prima di bloccare il dado, di mettere uno spessore nella parte retrostante (un pezzo di biglietto da visita, p.es.) così da garantire che il pattino, azionata la leva, tocchi il cerchio prima davanti.

I cantilever e i V-brake

I cantilever non sono molto amati, forse piacciono solo a me. Soprattutto perché sono di regolazione non semplice e di frenata non immediata.

Come i V-brake si innestano su due supporti presenti a lato della forcella (anteriore) e dei foderi verticali (posteriore). I cantilever sono ‘belli’, simmetrici e adatti come null’altro al fango. I maligni dicono “peccato che non frenano”.

Questo difetto marginale è dovuto alla loro modularità e mancanza di ‘immediatezza’: strutturalmente semplicissimi, tuttavia funzionano con un secondo cavo che, attraverso un ponticello, collega le due ganasce e ne determina la tensione.

La loro risposta, rispetto alla leva, è quindi poco incisiva e gli incisivi sono i denti che perderete se non imparerete ad usarli con attenzione.Ma i cantilever di qualità sono fantastici e il loro settaggio vi avvicinerà allo zen o, in alternativa, ad un ateismo senza mezze misure.

I V-brake sono l’evoluzione dei cantilever e si caratterizzano per prontezza di frenata. Li riconoscete facilmente per la presenza di una pipetta che collega le due ganasce coprendo il cavo con un soffietto in gomma.

Prima dell’avvento dei freni a disco erano montati su tutte le Mtb, ora sono relegati alla bassa gamma e al touring. Questo me li ha resi più simpatici perchè in realtà sono straordinariamente efficaci.

I freni a disco

Sono di due tipi: idraulici e meccanici. L’unica cosa che so è che la mia Mtb li ha idraulici perchè quando ho cercato di sostituire le pastiglie (oltre che il mal di testa per capire quali scegliere) ho fatto uscire tutto l’olio e ho rovinato il pavimento della cantina.

Sono il “nuovo che avanza”, efficaci e sicuri, splendidi splendenti. Ma, come dicono a Torino, am pias nen.

 

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