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Le grandi sconfitte 2: le molte sconfitte del Giro 1998

Nelle grandi corse a tappe capita, a volte, di assistere ad un fenomeno che potremmo definire della “sconfitta carosello”: una sequenza di disfatte coinvolgenti più soggetti, la cui reciproca vicenda agonistica si interseca in classifica con una altalena di risultati e aspettative in continua evoluzione.

E quanto più ampio è il pendolo della sinusoide che rappresenta la traccia della corsa di ciascuno, quanto più ‘epico’ sarà il risultato finale; perché quanto più è movimentato il grafico della classifica di ciascuno dei protagonisti quanto più sarà stata alta la tensione, violenta l’emozione, intensa la lotta che marcherà indelebilmente il ricordo del tifoso.

Il Giro d’Italia del 1998, vinto da Marco Pantani nel suo anno d’oro, è l’emblema di questo fenomeno e ne rappresenta, per tutti noi, una delle espressioni più nobili.

Tre i protagonisti: Alex Zulle, Pavel Tonkov, Marco Pantani.

 

Alex Zulle

Svizzero, nella seconda metà degli anni ’90 è stato a lungo fra i migliori, in particolare a cronometro (mondiale nel 1996 a Lugano), ma temibile anche in salita, tanto da vincere due volte la Vuelta (’96 e ’97) ed arrivare secondo al Tour dietro il grande Indurain.

Una delle sue lacune, tuttavia, era la discesa perchè il poveretto era fortemente miope e, soprattutto con la pioggia, non vedeva granchè così che il suo fisico da passista non lo aiutava in salita e la miopia non lo agevolava in discesa.

Nel 1998 passa alla Festina, squadra che rimarrà coinvolta nello scandalo doping proprio al Tour di quell’anno, con tanto di arresti e melodramma in diretta TV. Zulle verrà squalificato per nove mesi.

Prima di questo episodio, tuttavia, aveva dominato la prima parte del Giro.

 

Pavel Tonkov

Piuttosto alto, il russo è stato un corridore da grandi giri: duttile e tattico, forte su tutti i terreni e temibile a cronometro aveva vinto il Giro del 1996 senza dominare.

Era però uno di quelli che per farlo mollare dovevi ammazzarlo, un molossoide a pedali che se ti si attaccava ai polpacci non te lo scrollavi più via.

Tonkov è l’uomo nell’ombra, quello che ti segue di notte con un randello in mano mentre tu cammini fischiettando ‘I’m singing in the rain’.

Riservato e timido, nasce in Udmutria a Iževsk, non proprio l’ombelico del mondo: una città del tutto isolata perchè è il luogo di fabbricazione dei micidiali Kalashnikov.

Nonostante la vittoria del 1996 e il secondo posto del 1997, Tonkov resta accucciato fin quasi alla fine, senza acuti e senza bassi, per poi trovarsi al posto giusto nel momento in cui serviva.

 

Marco Pantani

Di Marco Pantani basta scrivere il nome. Non ho parole per descrivere la qualità delle emozioni che sapeva trasmettere: dopo averlo visto in televisione nella tappa di Oropa (quando venne staccato dal gruppo di testa per un incidente meccanico e, poi, riprese lungo la salita tutti i suoi avversari, uno per uno, come i dieci piccoli indiani, per poi vincere la tappa), decisi di andare a omaggiarlo in cima al Mortirolo, il 5 giugno 1999.

Ma non lo vidi passare, perchè quella mattina, quando avrebbe dovuto partire da Madonna di Campiglio con quasi 6 minuti di vantaggio sul secondo in classifica, venne fermato dopo un controllo che aveva evidenziato, fra mille polemiche e sospetti, un ematocrito sopra la soglia ammessa. Controllo che ne comportò l’esclusione dal Giro “a scopo precauzionale”.

Ma qui parliamo del 1998: l’anno in cui il Pirata sarebbe passato all’incasso dopo le incredibili sfortune che ne avevano minato in precedenza la carriera.

 

Il Giro del ’98: la doppia mazzata a Pantani nella prima parte

Venerdì 22 maggio si corre la sesta tappa di un giro che pare disegnato per uomini come Zulle: oltre ottanta chilometri a cronometro.

Maglia rosa è Bartoli. Si arriva in salita a Lago Laceno. Pantani ci crede e scatta. Gli vanno dietro Michele Bartoli (in rosa) e il francese Leblanc.

Il Pirata, col magico numero 101 sulla schiena, trepesta sui pedali con veemenza; è fortissimo ma non fluido mentre sale attorniato da un nugolo di tifosi scalmanati. I due inseguitori non lo perdono di vista e lui rilancia, ma non fa il vuoto.

A un certo punto, da dietro, arriva Zulle: un treno che, a 5 km dal traguardo, sorpassa di slancio l’omarino di Cesenatico che prova a tenergli testa, proprio ora che la strada spiana e lo svizzero si allontana verso il traguardo dimostrando a Pantani di esserci anche in salita.

E questo è il primo colpo: il secondo arriva a cronometro, inevitabilmente.

Si arriva a Trieste il 31 di maggio: quindicesima tappa. Il giorno prima Pantani aveva vinto a Piancavallo senza dominare, guadagnando una manciata di secondi a Zulle e Tonkov.

La lunga cronometro vede una nuova, pesante, sconfitta del Marco nazionale: Zulle gli infligge non solo 3 minuti e 26” di distacco, ma lo sorpassa di slancio ancora una volta e quasi umiliandolo, e porta il proprio vantaggio a quasi 4 minuti.

 

Il Giro del ’98: il crollo di Zulle

Quattro minuti: un’eternità nel ciclismo moderno quando il 2 giugno si parte per Selva di Val Gardena in un tappone dolomitico che parte da Asiago e che prevede un su e giù spaccagambe con quattro salite importanti.

A 45 km dall’arrivo, dopo 5 ore di corsa, Marco Pantani con la sua maglia verde di capo della classifica ‘scalatori’ si alza sui pedali e scatta: “ed ecco l’attacco di Pantani” pronostica Adriano De Zan. E così è.

Gli stanno dietro Tonkov e Guerini. Scatta di nuovo.

Zulle, col numero 18, inizia ad affondare: pedala pesante, dondola le spalle mentre davanti si forma un duo composto dal Pirata e da Guerini che, a poco a poco, risucchiano tutti i battistrada.

Il russo invece segue con passo regolare.

Zulle ha la bocca aperta, cerca aria quando passa il Fedaia, sembra abbia gli occhiali appannati: aveva 3.48” di vantaggio in classifica, li sta perdendo tutti.

C’è ancora il Passo Sella: Zulle si aggrappa all’orgoglio ma ormai è preda di una ‘cotta’ anche psicologica e affonda (potete vederlo qui: https://www.youtube.com/watch?v=WlB63g0EgHo ).

All’arrivo la classifica è stravolta: Pantani in rosa, la sua prima maglia rosa, Tonkov a una manciata di secondi (27”) e Zulle ancora in corsa ma, ormai, solo nominalmente.

Non si riprenderà più e a Milano arriverà con mezz’ora di ritardo dopo un crollo psicofisico epocale che troverà il suo apice sul Crocedomini, qualche giorno dopo.

 

Il Giro del 98′: Tonkov paga pegno

Ci sono ancora salite prima della cronometro.

Riuscirà Pantani a tenere la maglia? Col vantaggio di Selva è improbabile perchè Tonkov è molto più forte a cronometro. Bisogna inventarsi qualcosa.

E il Pirata regala un momento di ciclismo così intenso da trasformare la sua azione in mito: a 3 chilometri dall’arrivo della quart’ultima tappa ci sono due corridori in fuga. Insieme a lui c’è Tonkov.

Pantani è partito all’assalto piazzando scatti acuminati come frecce avvelenate, ma il russo ha resistito.

E’ una battaglia di testa e di nervi, prima che di gambe: “provaci ancora”, sembra dire il russo.

E Pantani ci prova. E vederlo è un privilegio mentre si libera di ogni grammo superfluo, dal cappellino alla borraccia e, infine, momento di liberazione catartica, perfino di un diamantino che aveva al naso: ed è come se gettasse un incudine perchè, subito dopo, parte di nuovo, con la forza dei nervi e il russo non gli resiste.

Pantani non si volta nemmeno: lo sa, mentre scatta sui pedali nel momento decisivo e Tonkov si accascia sul sellino (lo vedete qui: https://www.youtube.com/watch?v=i6djez8GA00 ).

Arriverà a braccia aperte e con gli occhi socchiusi, oltre la felicità.

In meno di 3 km porta a casa 57” che, con l’abbuono, portano il vantaggio su Tonkov a 1 e 28”.

Ma non è qui, non è qui la sconfitta di Tonkov.

La sconfitta di Tonkov è a Lugano, nella penultima tappa. Una tappa a cronometro dove Pantani lo batterà sul suo terreno: De Zan dirà “nessuno si attendeva una prova di queste dimensioni”. Ed è così: lo vediamo arrivare composto e determinato, con una pedalata fluida e una cadenza impressionante che gli fa guadagnare altri 5 secondi sul suo avversario battuto.

Tonkov chiude, dunque, questo rosario di sconfitte in sequenza che hanno reso il Giro di Pantani uno dei più belli della storia.

ph: (storica) di Alessandro Tovati

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