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Milano Gravel 100: 100 chilometri per cento anni.

100, gli anni di Columbus, l’acciaieria che è stata parte fondante della storia del design italiano, ma anche parte delle migliori biciclette dei nostri tempi, Cinelli in primis.

E 100, i chilometri della Grande Madre di tutte le Gravel nata per festeggiarli. Un chilometro per anno.

155, i chilometri di chi voleva esagerare. Ma per una volta, quella vera era la più corta. L’altra era solo “Oversize”.

Milano Gravel 100: tutti i numeri della Gravel perfetta.

5, il numero magico del Salvadanaio digitale che nasce dalla passione per la bicicletta della SGR AcomeA, Gimme5, che permette di donare per sostenere e proteggere le famose Strade Zitte codificate da Turbolento.

6,50. L’ora in cui bisognava uscire di casa per non perdersi la luce che tingeva di rosa il Naviglio Grande nell’alba più bella di sempre.  Io l’ho fatto, voi?

Così belli che sembravamo di più…

240 i partecipanti alle due varianti di questa meravigliosa manifestazione. Ma eravamo così belli che sembravamo molti di più.

10, i gradi della mattina alla partenza. Ma era un freddo benevolo, che si capiva che non faceva sul serio e che poi avrebbe fatto caldo.

25, i gradi che c’erano dopo, con un sole quasi estivo. Infatti.

1000 e forse più, le pozzanghere che abbiamo incontrato sulle Strade bianche ancora bagnate dalla pioggia dei giorni prima.  Alcune basse, da passarci dentro con le ruote intere facendo “splash” come bambini. Altre, molto più profonde, tipo guadi che abbiamo dovuto girarci attorno con dei detour “creativi”.

8, circa, le ore che ho passato in sella alla nuova Cinelli Zydeco King, pedalando veloce, ovvio, per chi mi avete preso?! Mica sono una che affoga nella prima pozzanghera, tzè.  E’ che volevo provare bene questa bici che non conoscevo. In realtà, confesso: non avevo mai pedalato su una gravel. E devo dire che mi ha sorpreso: essendo in carbonio, è leggera, e anche molto versatile perché consente di montare all’occorrenza ruote di tipi diversi per ottenere le migliori prestazioni su terreni che vanno dall’asfalto ai sigle trak più tecnici. Ma soprattutto ammortizza. Ammortizza come se non ci fosse un domani, e neanche uno sterrato. Sciabadabadà.

3, le volte che con la scusa di mettere il timbro sul road-book mi sono fermata in baretti, locande, pasticcerie per “ristorarmi” con pizzette, toast e altre squisitezze varie.

Ecco dove ha perso tutto quel tempo, direte voi.

Milano Gravel 100 e tante altre cose che non si possono contare.

Ma ci sono cose che non si possono contare, per le quali non hanno ancora inventato l’unità di misura.

Come si calcola infatti la passione e il lavoro che ci hanno messo gli organizzatori? Paolo il nostro Grande Capo Turbolento, e la Canottieri San Cristoforo, a cui dobbiamo uno dei migliori pasta party della storia del ciclismo amatoriale, ovviamente, ma non solo, anche Benedetta, Francesca, Alessandro, Daniela, Mimma e tutti i pacer lungo il percorso, gli amici meccanici

E l’allegria, che ha pervaso tutta la giornata, dall’alba alla fine dei gozzovigliamenti. Come si fa, si misura la potenza delle risate in watt? 

E come si contano i raggi di sole che filtrano tra le foglie rosse e gialle facendole brillare come oro?

O la gioia di pedalare con vecchi amici e nuove conoscenze, chiacchierando, e la scoperta di una Milano dai dintorni tanto spettacolari e suggestivi quanto sottovalutati, che ti sembra di essere in Camargue, no in Toscana, ma forse anche in Bretagna e invece sei vicino ad Abbiategrasso.

E come si misura stanchezza, quella sana e bella, che stronca le gambe e apre i polmoni, il cuore e soprattutto lo stomaco?

No, non si può misurare la bellezza di un giorno perfetto, nato per festeggiare i 100 anni di un’azienda-icona delle cose belle e fatte bene, con cento chilometri di strade bianche e zitte e che si è rivelata la festa di tutti quelli come noi che amano Milano, la bicicletta, il buon cibo e la buona compagnia.

Ma il vero numero che non saprete mai…

è quello dei piatti di pasta al ragù che ho mangiato al traguardo.

Alberta Turbolenta Schiatti