“La bellezza della fatica, il gusto dell’impresa”. Il motto dell’Eroica, origine della specie, è di fatto uno dei fili conduttori di tutte le ciclo-storiche sparse sul territorio italiano.
Ci si potrebbe meravigliare a scoprire quante ce ne sono, e che esiste persino il “Giro d’Italia d’Epoca”, che nel 2026 comprende 20 tappe e prevede anche un vero e proprio “ranking”. Cercatelo qui
Al di là dei numeri, chi si avvicina a questo mondo è perché apprezza lo spirito che lo anima e la comunità che lo popola: gente che ha la passione per le due ruote come mezzo di esplorazione e socializzazione, gente che vuole godere il connubio fra la sana attività sportiva e quella ludico-ristoratrice, poiché la bellezza del panorama che si può osservare vivendo questi eventi è garantita, e perché in tutti questi eventi c’è sempre chi rallegra i ristori a suon di musica e chi rifocilla con prelibatezze locali.
Le ciclostoriche non sono solo un giro in bici con gli amici, sono un modo di intendere la bici (e forse anche la vita), un viaggio lungo almeno un weekend a spasso fra paesini, mercatini, risate e sapori, entrarvi significa proiettarsi in una bolla di serenità, dove si pedala (e pure tanto!) a testa alta e quando non ce la si fa, non ci si vergogna a mettere il piede a terra e a proseguire la salita a piedi.
Eh già! Perché se l’evento è d’epoca, pure la bici e l’abbigliamento devono esserlo! Generalmente i regolamenti prevedono l’utilizzo di biciclette ante 1987, con gabbiette ai pedali o comunque senza sgancio rapido, leve del cambio (se presenti) sul telaio, indumenti di lana o comunque non moderni; le uniche eccezioni teoricamente previste sono il casco omologato e le luci (per chi volesse riferimenti più dettagliati, si trovano nei regolamenti degli eventi organizzati).
Quindi chi è abituato a pedalare su una bici leggera in carbonio, con rapporti agili, avrà bisogno di adattarsi ad una bicicletta completamente diversa, e si sentirà davvero un eroe a coprire una lunga distanza o anche solo una salita al 10%, e si chiederà “ma come facevano una volta?! Quelli sì che erano campioni! Eroi quelli che, come Bartali o Alfonsina Morini, coniugata Strada, pedalavano a lungo, con quelle bici “essenziali” su strade polverose e per nulla lisce; non certo come quelle asfaltate a cui siamo abituati, lamentandoci se il fondo è in cattivo stato di manutenzione”.
Nell’attesa di trovare tempo e risorse per prendere parte al Giro d’Italia d’Epoca, ho intanto sperimentato con la Geminiani (fine anni ’70) di mio padre, qualche evento come
- L’Eroica, quella sulla lunga distanza, 209km e 4000D+ pedalando su e giù lungo le Terre di Siena
- L’Eroica, percorso medio delle Crete Senesi (da ca. 130km) e percorso corto Valle del Chianti (46 km)
- L’Eroica Montalcino, percorso medio Val D’Orcia
- Poggi e Buche di Montepulciano
- L’Intrepida di Anghiari
Tutte quante sono parimenti garanzia di grande soddisfazione.
L’Eroica è certamente un marchio che si è fatto riconoscere anche nell’altra parte del mondo, la partecipazione straniera è fortissima, ma le altre ciclostoriche toscane sono apprezzabilissime sia come offerta del territorio, che come accoglienza da parte delle società organizzatrici e della gente del posto.
In ogni occasione ho sentito e apprezzato la bellezza della fatica, concedendomi anche la possibilità di scoprire splendidi angoli d’Italia mai visti prima. Pedalare su strade bianche piuttosto ben battute e conoscere amici di amici con la stessa voglia di godersi e condividere un weekend di bellezze. Non resta che aprire il calendario e individuare la prossima tappa.
Federica Turbolenta Gallo
Scopri le Strade Zitte di Federica nel centro-sud Italia
















