smetto quando voglio! ma mai di sognare…

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Smetto quando voglio: note demografiche

Recentemente i demografi hanno aggiornato le categorie demografiche ed hanno stabilito che, dopo l’infanzia e l’adolescenza, “ci sono i giovani (21-25 anni) e i giovani adulti (26-34), gli adulti tout court (35-54) e i tardo-adulti (55-64); l’ultima fase della vita comprende l’apparente ossimoro dei ‘giovani anziani’ (65-75), gli ‘anziani’ veri e propri (76-84) e i ‘grandi anziani’ (85 e oltre)”.

Il 2022 è stato il mio ultimo anno da tardo-adulto e, avvicinandomi a quella che con scarso senso della scaramanzia è definita dai demografi ‘l’ultima fase della vita’, ho deciso di smetterla con la dipendenza ciclistica. Ma come fare dopo decenni di ciclismo sulle lunghe distanze? Ho lungamente pensato a come affrontare il problema e ho convinto mia moglie a prendere un cane.

“Però te ne occupi tu”, è stata la minacciosa frase conclusiva di un lungo, costante e ammetto anche sfinente percorso di persuasione durato quasi sette anni (cioè dalla morte dell’amatissima cagna precedente).

Capite l’astuzia? Introducendo nella mia vita un’occupazione nuova avrei, inevitabilmente, limitato gli spazi da dedicare ai duri allenamenti che l’ultracycling pretende. Così, il 1° ottobre 2022 ho affrontato con animo leggero l’ultima Eroica della mia vita, e il 7 ottobre sono andato ad accogliere il botolo in arrivo dalla Sicilia: Adelaide Billabong, detta Billa. Il mio metadone.

Ho, quindi, chiuso con le lunghe percorrenze, ho iniziato a occuparmi della cucciolona sicula e, per non saper né leggere né scrivere, ho iniziato a frequentare il magico mondo delle cronometro, delle cronoscalate e delle mediofondo (per raggiunti limiti di età non posso più fare le granfondo). Così, ora, invece di un’unica ossessione compulsiva (le lunghe distanze in bici) ne ho due: la cucciolona sociopatica e le brevi distanze in bici (tralascio, ovviamente e per limiti di spazio, le ossessioni compulsive secondarie, correlate o derivate).

Smetto quando voglio: l’utile e il dilettevole inconciliabili

Ovviamente mi sono rapidamente reso conto che sarebbe stato utile realizzare economie di scala e, quindi, combinare le due ‘nuove’ ossessioni in modo che l’una fosse complementare all’altra. Essendo un tipo ingegnoso ho pensato che la cosa migliore fosse realizzare una tabella di allenamento che contemplasse lo sforzo ciclistico con lo scarrozzamento del quadrupede.

Per un mese ho consultato ogni genere di sito specializzato e, alla fine, ho trovato un costoso carrellino superleggero che mi avrebbe consentito: 1. di portare meco Billa e 2. di fare un eccezionale esercizio di potenziamento. Il piano era perfetto.

Nel frattempo, tuttavia, la cucciola deperita era diventata un vitello di 25 chili e fin qui pazienza (potenziamento per potenziamento, meglio esagerare) ma, ahimè, non ho tenuto conto del fatto che la meravigliosa bestiola era vissuta in una gabbia e non era, pertanto, propensa ad affrontare esperienze che le rammentassero il passato galeotto.

Dopo infiniti tentativi e umilianti esortazioni all’animale (giuro che non riderò più delle vecchiette che parlano ai loro microcani), oltre che decine di biscottini premio lanciati sul carrellino e rapidamente ingurgitati dall’astutissima nemica dell’uomo, sono riuscito a effettuare un viaggio di 27 cm nel giardinetto di casa; poi la belva ha sfondato il telo del carrellino – che peraltro stavo trainando a mano perchè la fase attacco bici era di là da venire – e mi si è avvicinata scodinzolando.

Ho riposto il carrellino nella sua scatola ed ora è in vendita (chi lo volesse mi chiami: è nuovo). La verità è una sola: Billa ha una personalità nettamente più forte della mia.

Comunque, in un modo o nell’altro, sono riuscito ad allenarmi lo stesso in funzione del mio nuovo obbiettivo di ex ciclista: partecipare a un campionato del mondo UCI (cronometro e/o granfondo).
Mi è stato fatto notare che questo obbiettivo potrebbe apparire in lieve contraddizione con la dichiarata intenzione di smettere con il ciclismo agonistico ma a me pare che si tratti di una obiezione capziosa.

Smetto quando voglio: ma la cronometro…

La mia corsa contro il tempo preferita è sempre stata la 12 ore, dove ho un record personale di 417 km in autodromo. La mia prima cronoscalata delle World Series UCI che consentono di qualificarsi ai mondiali è stata ad aprile, in Francia, a Perpignan ed era di 11 km. Ho pensato che avrei potuto farla 40 volte.

Infatti sono arrivato al traguardo che sentivo le voci come Santa Maria Goretti e mi sono procurato una sciatalgia che è durata settimane. Ho scoperto che la fatica è un universo frattalico e a più dimensioni e che il ciclista è un limone che può essere spremuto lentamente o con estrema rapidità ma il senso di svuotamento, per aver ‘dato tutto‘, è quasi lo stesso. Questo aspetto mi ha molto colpito perchè non avevo mai considerato l’ipotesi che dopo 11 chilometri io potessi chiedere di mettere fine alla fatica.

Invece è così: avete visto l’arrivo della cronometro mondiale di Glasgow, con le facce stravolte, le convulsioni e la bava alla bocca della gran parte dei corridori? La cronometro è un crampo, una sospensione della normalità e un tuffo nell’eccesso, col cuore perennemente nella parte limite della propria soglia.

In Francia si qualificavano i primi cinque e sono arrivato sesto. Nella prova in linea ho forato. Allora sono andato in Svizzera, a giugno, con il cerotto antidolorifico (per via della sciatalgia transalpina) attaccato al polpaccio e ho fatto la mia seconda cronoscalata: è andata meglio. Sono arrivato quarto, ma si qualificavano i primi tre. Nella prova in linea sono arrivato quinto. Si sono qualificati i primi quattro. Tornando verso casa ho pensato che, forse, sarebbe stato più semplice tornare a convincere il cane a salire sul carrellino.

Smetto quando voglio: magica Emilia

In realtà io volevo tentare la qualificazione per Glasgow alla ‘Matildica’, una cronoscalata e una mediofondo che si sarebbero dovute tenere nel magico contesto dell’Appennino emiliano. Purtroppo il disastro alluvionale ha costretto allo slittamento della manifestazione che, quindi, si è tenuta solo ad agosto, ma a questo punto per i mondiali 2024, ad Aalborg, in Danimarca.

Il 25 agosto faceva un caldo boia e la cronoscalata, non proprio la mia specialità, sarebbe arrivata ai piedi della ‘Pietra di Bismantova un luogo di magia e bellezza davvero singolari. Debbo dire che sono partito a palla di cannone perchè il primo chilometro era lungo un falsopiano con pendenze minime, terreno che prediligo.

Poi si è passati all’8% per lunghi tratti e, infine, dopo una discesina, l’ultimo km e mezzo con pendenze severe, anche al 16%, fino ad arrivare in cima, alle porte del Purgatorio che Dante ha immaginato simili alla meravigliosa montagna di Bismantova (Vassi in Sanleo e discendesi in Noli, montasi su in Bismantova ‘n Cacume con esso i piè; ma qui convien ch’om voli; dico con l’ale snelle e con le piume del gran disio; Purg. Canto IV, vv. 25-28).

“Ma qui convien ch’om voli – dico con l’ale snelle e con le piume del gran disio”, scriveva Dante. Ora, io il gran disio ce l’avevo, ma il problema era volare.

Vabbè, non si può dire che sia volato. Però ho ripreso e superato quello che era partito due minuti prima di me: l’ho visto prima lontano, dal basso, lungo un traverso in pendenza e, poi, a poco a poco, sempre più vicino, fino a lasciarlo indietro con l’idea che, stavolta, magari… All’arrivo mi fischiavano un po’ le orecchie.

Questa volta si qualificano in tre. E sono secondo, davanti a un francese (che è sempre una soddisfazione, perbacco). Quindi ai mondiali ci vado, eccome, perchè noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.
E non è che siccome sono un giovane anziano io abbia smesso di sognare, tutt’altro: io ho promesso che avrei smesso col ciclismo, non con i sogni.

La differenza è sostanziale.

Paolo (Turbolento) Della Sala

Daniela Schicchi

Marco Pastonesi

Paola Gianotti

Alberta Schiatti

Paolo Tagliacarne

Paolo Della Sala

Anna Salaris

Francesca T

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