In Gravel attraverso l’Italia, cronaca di viaggio da costa a costa.
Ho conosciuto un gruppetto che come me apprezza le “zingarate ciclistiche”, ovvero quelle uscite mai troppo veloci, che partono da una traccia progettata online e che poi ti costringono a rivedere i piani lungo il percorso; all’improvviso ti ritrovi a vagar per una “selva oscura, ché la diritta via era smarrita” mentre il sole inizia, inesorabilmente, a calare.
Loro, gli altri del gruppetto, hanno proposto di affrontare in 3 giorni un tour coast-to-coast in gravel da Orbetello, sul Tirreno, fino a Falconara Marittima, sull’Adriatico, io, Federica, ho subito accolto l’idea di andare, come si suol dire, alla ventura.
I punti di partenza e arrivo sono stati scelti per comodità di collegamento in treno da e verso Roma, senza necessità di fare cambi treno o dover smontare la bici.
Giorno 1: partiti controvento da Orbetello, colazione al bar con le famose Tette delle Monache e, dopo il passaggio nella Riserva Naturale della Feniglia, abbiamo virato a est verso il centro Italia, alla volta di Bolsena. Si attraversa quindi tutta la bassa Maremma, fra strade secondarie e strade bianche, spesso anche con pendenze impegnative ben sopra la cifra singola.
Dopo una sosta panoramica a Manciano, e attraversamento di Montemerano (il borgo a forma di cuore), ci siamo affacciati sulle ormai affollatissime Terme di Saturnia e con tanta calma abbiamo affrontato il Muro del Pirata fino a Poggio Murella.
In cima abbiamo gioito pensando di aver lasciato le salite più faticose alle spalle, ma ignoravamo che di lì a breve ci saremmo ritrovati su un sentiero invaso dalla boscaglia.
Abbiamo perso tempo e tribolato non poco, per uscire dal groviglio di rami, ma piuttosto che tornare indietro e affrontare nuovamente le “pettate” che avevamo appena lasciato alle spalle, abbiamo alla fine deciso di optare per la più certa e scorrevole strada provinciale. Abbiamo superato i caratteristici borghi di Sovana e Pitigliano e il confine laziale, buttandoci a capofitto verso la riva del Lago di Bolsena, al camping stabilito per il pernotto e la cena.
Giorno 2: dopo aver pregato il cielo di placare il vento, siamo partiti in direzione nord-est puntando a Orvieto e ai dintorni di Gubbio.
Neanche il tempo di scaldare le gambe che la giornata è iniziata subito in salita, con punte oltre il 10% per uscire dal vecchio cono vulcanico; abbiamo quindi deviato per una sterrata e lì la bellezza ha invaso gli occhi e l’anima, fra boschetti, campi di grano, felicità.
Nei dintorni di Orvieto abbiamo incontrato tantissimi camminatori. Come loro, avevamo in programma di entrare in centro, ma l’ora tarda ci ha fatto decidere a malincuore di proseguire immediatamente il nostro percorso lungo la statale 317 ben asfaltata.
Passata la cima Coppi di giornata (Monte Peglia), siamo riusciti a trovare cibo e, senza troppi ripensamenti, concederci volentieri alla pizza umbra al formaggio!
Si prosegue per strade bianche e per un tratto di ciclabile lungo il Tevere nei pressi di Perugia. Molto bello il panorama che cercavamo di ammirare mentre eravamo alle prese con la dura salita brecciata verso il complesso della Libera Repubblica di Alcatraz.
Di nuovo, visto che l’ora del tramonto si avvicinava, abbiamo evitato gli ultimi tratti sterrati e ripreso il roller coster di salite e e discese su asfalto, con destinazione il graziosissimo agriturismo che ci aspettava alle porte di Gubbio.
Giorno 3: inizia nel mezzo di una parte dei festeggiamenti della Festa dei Ceri di Gubbio, con la banda nel centro storico e noi che, dopo qualche passaggio fra i vicoli della cittadina affrontiamo la prima lunga salita di giornata. In realtà scopriremo essere l’unica vera salita di giornata, quella che avrebbe dovuto essere lo spauracchio di oggi – grande terrore apparso sul profilo altimetrico nei pressi delle Gole di Frasassi – si è rivelato essere un errore di calcolo dell’applicazione. Meglio così.
A Genga purtroppo ci è stato impedito di passare lungo l’unica strada percorribile in bici direzione Jesi, causa presenza di un presunto cantiere (c’era una persona di guardia, ma nessun cartello di effettivo divieto di transito), e così dopo abbondante pausa relax, siamo montati sul treno regionale fino a Jesi, giusto in tempo per percorre gli ultimi km sterrati lungo la ciclovia del Conero, fino alla nostra meta: Falconara Marittima.
Gelato in centro e aperitivo in spiaggia, poi sul treno che ci riporta a Roma.
Sono stati tre giorni ricchi di emozioni, risate e vedute variegate: abbiamo visto mari, spiagge e laghi, torrenti, fiumi, campagne arate ma soprattutto campagne coltivate, boschi misti, paesini comuni e cittadine bomboniera, un po’ di auto ma neanche troppe. E’ stato un bell’assaggio del centro Italia nella stagione migliore, quando in lontananza si intravede ancora la neve in cima alle vette appenniniche, e i campi sono di quel “verde brillante che dimostra in maniera lampante l’esistenza di Dio” (F.De Gregori), e altri colori intensi e impreziositi da decine di fioriture selvatiche.
A cura di Federica Gallo

















