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Chase the Sun: Cesenatico, il porto canale e l’odore del mare e dell’estate che irrompe.
L’aria ancora frizzante nella giornata più lunga di sole e di sella. Insieme a molti altri hai fatto tua la folle trovata di inseguire il sole!
Hai compiuto il tuo rituale con la solita ossessiva sequenza: scarpe, occhiali, casco, guanti. Gps. 
E luce: non è più notte, ma non è mica giorno. 
Scacci il dubbio, molto più di un sospetto, che il sole corra più veloce di te. È un attimo breve. Agganci i piedi. Si va. La partenza pone fine all’attesa, dà inizio all’affanno. Lento, regolare. Ti affidi al ritmo: del fiato, del cuore, del sole. L’ansia si scioglie, entri nel “flow”.
Rettilinei infiniti nella pianura romagnola, ti senti bene, hai la presunzione di “avere la gamba”. Scacci il dubbio, molto più di un sospetto, ci sia la brezza a spingerti un zic?
Il mare alle spalle, il sole raggiunge la schiena. Salita costante. Rocca delle Caminate.
Scollini: mani sui drop, dita sui freni… il corpo già sa. Ti affidi a lui col vento in faccia verso Predappio. 
Tieni il ritmo del tuo gruppetto di “amici di bici”. Premilcuore, querce immense e faggi secolari. Salita, infinita. Solo e insieme, parte integrante della moltitudine pedalante. 
Valico Tre Faggi, Cima Coppi della giornata, aria pungente.
Primi segni di civiltà, primo check point al “Cavallino”. Bere, mangiare.
Discesa spettacolare, tutta da guidare. Ti muovi all’unisono con la bici e gli amici. Concentrato, senza alcuno sforzo, fluido come le curve che disegni, perfette. Il cervello affida il compito alla memoria implicita, allontana pensieri e preoccupazioni perché il gesto risulti economico, pulito… senza più confine tra pensieri e azioni, intenzioni e sensazioni.
Finisce la Romagna, inizia la Toscana, insegui il sole. La Sieve scorre accanto, il vento soffia contro. Primi segni di mal di gambe. Stai coperto, non mollare la ruota.
Pontassieve ti affida all’Arno. Fine del vento, inizio dell’urbe: Firenze. Il sole sopra la testa, la sua corsa a metà, come la tua.

Chase the Sun, la più romantica sfida ciclistica su lunga distanza

Comeana: affanno e sudore. Carmignano: salita e pinete a perdita d’occhio. Non guardare la rampa che incombe, pensa al gesto, conta le pedalate fino a cento. Poi ancora cento. Controlli gli amici…grondano affannati come te. Calura insopportabile. Gira più agile; un respiro, due pedalate. Ancora cento.
Finalmente “Il Pinone”! Secondo check point. Cancello ore 16.00. Urge rifocillarsi. Ma che ore sono? Il tempo ha perso la sua dimensione. Non conta da quante ore hai il sedere sulla sella. Lo conti col sole che scende già. Scendi anche tu, verso Fucecchio, e un altro mare.
Strappi duri attraverso la foresta di Staffoli: le gambe di legno. Su e giù fino a Bientina, terzo check point. Bere e mangiare per arrivare a Pisa: via Monte Serra o via Vicopisano.
Il gruppetto si divide.
Sul primo strappo hai la netta sensazione di avere scelto il gruppo sbagliato. Hai puntato troppo in alto, hai toppato in pieno nel rapporto sfida-competenze. Eppure ti sei preparato curando ogni dettaglio con precisione maniacale.
Hai imparato che oltre alla stanchezza è il modo in cui reagisci ciò che può fare la differenza; sforzati e cerca di evocare sensazioni positive: non pensare a quanto ti fa male tutto, pensa che hai ancora il controllo, che puoi farcela: “Pole-pole”!.
 
Arriva il Monte Serra. Scollini. Ambiente spettacolare. Il bosco bruciato, il silenzio irreale.
Lo spazio ha la vastità di due mari separati dall’Appennino e sta racchiuso dentro lo schermo del navigatore.
Il sole in faccia; non scalda più. Smorza i colori mentre plani verso la pianura pisana oltre la quale intravedi, vaneggi? il mare. 
Pisa ti sorprende, per una volta non da turista. Calci. La Certosa. Stradine strette fino a Piazza dei Miracoli. Attraversi l’Arno; controluce, contro la corrente dei pisani che tornano dal mare. San Pietro a Grado. L’umidità della sera mentre attraversi il parco di San Rossore. Sottobosco di lecci; il sole dietro i pini secolari.  
È sera e stai ancora pedalando: cosa ti muove? Non ci sono premi né gloria né ovazioni. Solo un po’ di brezza contro.
La passione è motore motivazionale più potente: pedali per il semplice piacere di farlo: attività autotelica per antonomasia.
Pedali per sperimentare il nuovo, per tastare i confini dell’auto controllo, mettere alla prova il senso di auto-efficacia. Per sentirti autonomo, competente, determinato. Giungi al mare. Il sole scompare.
Il tuo traguardo temporale e reale. Il fine e la fine dello stato di flow, perché è questo che andavi cercando ben oltre il pretesto di raggiungere il sole!
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