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bici e vanBici e van sui passi del Giro d’Italia: “Amore, quest’estate affittiamo un van e ti porto a scalare in bici le ascese leggendarie del Giro d’Italia”, mi disse questa primavera.

Che poi, chi ci conosce, sa benissimo che il virgolettato è un fake, a partire dall’amore per arrivare al ti porto (per fortuna non mi chiama ammore, né amo’, e non mi porta ma andiamo insieme, tanto per rispondere a certa letteratura di genere). Per non dire dell’esito. Ma andiamo per ordine. 

Io ve lo dico: affittatevi un furgone camperizzato e partite, bici al seguito, per sfidare le strade epiche del Giro. O, anche meglio, andate alla scoperta con questa formula del catalogo di turbolente Strade Zitte che l’Italia tutta offre. 

 

Bici e van e il Giro d’Italia è servito

 

Amo molto viaggiare in bicicletta in autosufficienza, con assetto classico da ciclo-viaggiatrice, borse laterali e su strada; oppure alla ventura off-road in bike-packing (borse direttamente solidali al telaio) con bici gravel. 

La scoperta dell’estate è che un rifugio motorizzato essenziale e compatto allarga enormemente gli spazi e il ventaglio di possibilità, amplificando l’ebbrezza della libertà.

Permette anche di portarsi l’attrezzatura per praticare altre discipline outdoor, dall’arrampicata al trekking; e di passare a trovare qualche amica e amico sparsi per l’Italia senza piombargli in casa – limitandosi semmai al giardino. 

Succede, poi, che ci si prenda gusto e la missione del proprio viaggio (scalare in bici le cime del Giro) si trasformi.

E ti ritrovi a esplorare alla guida qualche migliaio di chilometri, su asfalto e strade bianche, inerpicandoti col California per strade e sentieri sconosciuti, per il puro piacere di scoprire dove portino. 

E incontrare luoghi meravigliosi dove gustare il tramonto, issando la tenda sopra il tetto del van e gettando rapide fondamenta per la notte.

Quasi sempre senza connessione, spesso senza nemmeno il telefono. Tornando alle mappe di carta per disegnare il percorso da non rispettare il giorno dopo. 

Caldo, freddo e bici

Abbiamo dormito quasi sempre sopra i 1.500 mt. Abbiamo avuto freddo tutte le notti, caldo qualche ora, di giorno.

Pedalato credo quattro volte, una per salire al Fedaia, un’altra alle sorgenti del Piave sopra Sappada, un’altra nel Collio e una sui Sibillini. Aggirato e annusato in ogni modo lo Zoncolan senza mai salirci, né in bici né col furgone. 

Senza le nostre bici non saremmo partiti per questo viaggio. Sono state fedeli compagne di viaggio: le abbiamo portate con noi a incontrare luoghi bellissimi.

Inizialmente con qualche senso di colpa, poi lasciando che fosse. Quest’anno è andata così. Ed è andata bene. Le cime in bici le scaliamo un altr’anno. 

Le tappe, a grandi linee

(7 agosto: Roma – Milano) 

8 agosto: Milano – Bergamo – Verona – Castello Tesino, Malga Cavallara

10 agosto: Castello Tesino – Pozza di Fassa

11 agosto: Passo Fedaia (la Guerra Bianca sul fronte della Marmolada) – Pozza di Fassa – Passo delle Erbe (Sass de Pütia).

12 agosto: Passo delle Erbe – Sappada – Forni Avoltri

13 agosto: Forni Avoltri – Val Pesarina – Cima Sappada (sorgenti del Piave)

14 agosto: Cima Sappada – Malga Pramosio 

15 agosto: Malga Pramosio – Longarone – Erto e Cassio – Tramonti

16 agosto: Tramonti – Spilimbergo – San Daniele – Villanova di Farra

18 agosto: Villanova – Fiastra – Parco dei Sibillini 

19 agosto: Parco dei Sibillini – Ussita – Lago di Corbara

20 agosto: Lago di Corbara – Civita di Bagnoregio – Bomarzo – Roma

 

ndr: il fantastico furgone che vedete nelle foto, non è di proprietà, ma noleggiato da roadsurfer.com

 

 

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