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Cycle chic

Cycle chic

Sono tempi difficili, complessi e anche un po’ “barbari”. Alcuni dicono che dalle dificoltà possono nascere nuove opportunità. Karl Popper, filosofo dei tempi moderni, dice che si vive per risolvere problemi. Vuol dire che potremo vivere a lungo…Lo scenario generalizzato è sicuramente di grandi cambiamenti e questo è ormai chiarissimo, molto meno definiti sono gli strumenti da usare e le scelte da fare. Ognuno di noi, deve reagire, adeguarsi e continuare a interagire con il mondo, ora in crisi, ma non per questo senza futuro. Migliore, speriamo. E allora non tremiamo ad ogni cambiamento, il nuovo, da che mondo è mondo, è l’unico sistema per creare il futuro. Ci troviamo di fronte ad una crisi per i troppi eccessi, non ci manca nulla e trascuriamo le cose a cui vale davvero la pena di dare valore.

E’ ora di non accontentarsi più di abiti alla moda, borsette nuove e automobili sfavillanti, ma pretendere, dall’esubero di tecnologia di cui si dispone, soluzioni efficaci per migliorare davvero la vita, solo così si può ricominciare a fare sviluppo, anche economico.

L’Italia negli ultimi anni è stata considerata una “colonia commerciale” dall’europa e dal resto del mondo. Buona per vendere telefonini e telefonia, auto e tecnologia di ogni tipo. Non certo un mercato per investimenti strutturali.

Troppo kaos amministrativo e burocratico, troppa instabilità, troppe norme e soprattutto una infinità bizantina di interpretazioni su un numero imprecisato di regole, tasse, permessi, licenze.

Solo per partecipare ad una gara di corsa a piedi (cosa di una semplicità disarmante) ci vogliono visita medica, e tessera da atleta amatoriale, non basta come in altre parti del mondo una assicurazione contro gli infortuini e la determinazione di voler partecipare sotto la propria esclusiva responsanbilità. Troppi i regolamenti, che spesso sono impedimenti veri e propri.
Ma la tanto sbandierata semplificazione, che fine ha fatto?

Abbiamo un patrimonio culturale trascurato ed un paesaggio di intensa poesia, in buona parte devastato da irresponsabile e ottuso scempio che rincorre ovunque utopie industriali fuori dal tempo o fantascentifiche installazioni per il moderno turismo. Quando la prevalente industria nazionale dovrebbe essere il Turismo (con la T maiuscola) che porti a scoprire le nostre più tradizionali autenticità. Un’industria che nel nostro caso non avrebbe bisogno di stimolare la domanda, basterebbe strutturare bene e con cognizione l’offerta e il resto del mondo sarebbe in ogni parte d’Italia a godere del sole, del mare, delle montagne e del nostro naturale e inimitabile stile di vita. Il Made in Italy dovrebbe ricominciare da qui e riportare in alto il design, lo stile, la moda che nascono sotto il nostro cielo. Pedalare bisogna, facendo squadra.