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Milano–Macerata, bellezza inattesa tra Po e Adriatico.

tecnica & pratica

Milano–Macerata: grandiosa bellezza

4 giorni per pedalare, 650 km da percorrere, infinite soste per bere e far scorta di acqua, una nonnina da abbracciare a fine tragitto.

Questi i numeri del mio viaggio in bicicletta da Milano a Macerata (Milano-Treia, per la precisione). Viaggio ciclistico che da Milano via Piacenza, mi ha portato lungo la Ciclovia del Po fino a Ferrara, poi Comacchio nelle meraviglie del Delta, Ravenna, la stupenda pineta di Classe, discesa lungo la riviera romagnola, su e giù sulla litoranea di Monte San Bartolo, e alla fine la costa e l’interno marchigiano, lungo strade bianche tra colline e campi di girasoli.

Ma oltre i numeri ci sono le emozioni. Tante e, su tutte, la sorpresa e lo stupore. Sorpresa e stupore per la bellezza inattesa incontrata negli scorci del “grande fiume” (sempre grande, anche se colpito dalla siccità più drammatica di sempre). Per l’esplosione di verde e di blu, di canali, paludi, canneti, spiagge, pinete, aironi, fenicotteri, in quell’incredibile reticolo di ciclabili che è la foce del Po. Per le altre belle scoperte della costa romagnola, che non è solo piade e racchettoni in spiaggia.

Più di tutte, l’emozione per il fatto di essere finalmente in sella nel primo vero viaggio in bikepacking. In solitaria ma non proprio: il primo giorno l’ho condiviso con l’amico Diego (compagno di tanti giri milanesi) e diversi altri tratti con altri ciclisti incontrati qua e là. Un itinerario uscito un po’ all’improvviso, dopo aver deciso di rinunciare ai tradizionali mezzi di trasporto, per andare a trovare la nonnina marchigiana con 5 giorni a disposizione (4 a pedali + rientro in treno). E allora, eccomi a scendere la costa Adriatica, tagliando la pianura Padana lungo questa misteriosa Ciclovia del Po.

Prima tappa e una domanda fissa.

Giorno 1, sabato 30 luglio – 181km La Ciclovia che costeggia il Po per oltre 600 km da Torino a Venezia è un piacevole zigzagare tra anse e contorsionismi del fiume: un po’ sul lato sinistro un po’ sul quello destro, prima a lambire l’acqua poi più distante tra le golene. Quasi tutta “sopraelevata” lungo l’argine, in gran parte su asfalto, a volte anche sterrato con qualche (raro) passaggio sconnesso. Quasi mai solo ciclabile, ma avrò incrociato sì e no 4-5 auto in due giorni. Imboccata a Piacenza, dopo una discesa lungo il Lambro, è subito uno spettacolo.

E una domanda fissa mi ha accompagnato lungo gli oltre 350 chilometri percorsi su questa specie di autostrada per le biciclette senza mai incontrare nessuno tra ramificazioni, chiuse, isolette, pioppeti, cascine e paesini indolenti: perché la Ciclovia non è famosissima e percorsa da migliaia di ciclo-turisti da tutto il mondo?
Prima tappa, 181 km circa. E sosta a Motta Baluffi, locanda La Motta, nel cremonese (ho scelto alberghi e pensioni per viaggiare leggero). Cena con tramonto infuocato, serata danzante alla “Notte dei Corvi” di Solarolo Monasterolo e morale molto alto.

Seconda tappa e ancora Po.

Giorno 2, domenica 31 luglio – 173km Ancora lungo Po: Casalmaggiore, Guastalla, Bagnolo San Vito, Ostiglia, Sermide. Caldo torrido, temperatura prossima ai 40 gradi, e qua di Domenica è dura trovare un bar aperto (ecco, da queste parti meglio fare scorta di acqua in più). Le spine di birra della sagra di Felonica son parse un miraggio, l’incontro con il tiròt (focaccia mantovana con cipolle) un’epifania.

Da queste parti gli effetti della siccità cominciano a vedersi di più: il letto del fiume è per la maggioranza in secca, la portata è ridotta a un terzo e qua e là affiorano isolette di sabbia. Senza accorgersene, dalla provincia di Cremona si è in quella di Parma, poi Reggio Emilia, Mantova, fino ad entrare in  Ferrara, lungo un canale di collegamento.

Il bello del Po è che non c’è solo il Po, ma tutti i suoi affluenti, che si incastrano in confluenze e sbalzi scenografici: ho visto finire il Lambro, l’Adda, l’Oglio e il Mincio, ma anche il mitologico “canale Milano-Cremona-Po” che avrebbe dovuto collegare via barca Milano al fiume, partendo da “porto di mare”. Seconda tappa 173 km, tutti faticati, notte in albergo a Ferrara.

Terza tappa altro che Camargue.

Giorno 3, lunedì 1 agosto – 183km Basta ciclovia, è tempo di scendere verso l’Adriatico. Il percorso mi porterebbe nella zona umida di Argenta, ma cambio programma: decido per un caffè a Comacchio. Il drittone da Portomaggiore alla città lagunare è tosto, ma lo spettacolo della “Piccola Venezia” ripaga la fatica. E, ancora di più, quello delle sue valli, pedalando tra capanni da pesca e centinaia di fenicotteri rosa.

Il Deltadel Po è la nostra Camargue, pure più bella, con attorno Venezia, Ravenna e Ferrara. Un territorio immenso, un potenziale straordinario per il turismo lento. Uno spettacolo naturale da girare in bici.

Non c’è tempo da perdere: giù fino a Ravenna e per errore imbocco la statale 309 Romea (non fatelo!), non percorribile in bici e pericolosissima, con annessa foratura e cambio camera d’aria. A Classe, nuova sorpresa, dentro la pineta che sbuca a Cervia, tutta ciclabile, tra canali e zone umide. Poi ancora giù lungo l’Adriatico (Cesenatico, Bellaria, Rimini, Riccione, Cattolica) cercando faticosamente di utilizzare la trafficata ciclabile della costa.
I chilometri percorsi sono 183 e la sosta a Gabicce (settimana ciclo-turistica internazionale di Pasqua).

Milano-Macerata: arrivo a destinazione.

Giorno 4, martedì 2 agosto – 110km La fatica inizia a farsi sentire e iniziano le salite. Da Gabicce, si sale lungo la via panoramica sulle colline del Monte San Bartolo, un sali-scendi pedalabile di grande bellezza, fino a Pesaro, Senigallia. Poi, altro cambio di programma: invece della prevista strada per l’interno da porto Recanati (più a sud), decido di lasciare il mare e puntare Macerata con un taglio netto da Montemarciano. Scelta sventurata che mi ha regalato due strappi con punte al 17% di pendenza su sterrato (17%…hai capito le dolci colline!), ma alcuni passaggi nel bosco inimmaginabili. Le Marche sono il paradiso del gravel, il regno delle strade bianche. Vengo da queste parti da 40 anni e non avevo mai percorso alcune vie di campagna tra i cipressi, da cartolina. Potere della bici. 110 km di tappa e alle 17.30 abbraccio alla nonnina, con doverosa abbuffata finale.

Tirando le somme. Gran fatica per il caldo e per i tanti i km giornalieri (tanti per il mio standard, con un giorno in più a disposizione sarebbe stato perfetto). Ma bellissimo, in fondo proprio perché non mi aspettavo sarebbe stato così bello. Percorso migliorabile con qualche deviazione sui colli romagnoli (magari a scelta da qui https://www.viaromagna.com/), perché l’esperienza della ciclabile in zona Rimini-Riccione non é memorabile), ma il drittone è stato necessario per concludere nei 4 giorni disponibili senza tirarmi il collo. Rientro in treno in Intercity (la prenotazione per la bici sul sito Trenitalia la cosa più difficile di tutto il viaggio). Insomma, ho già voglia di ripartire.

E anche la prossima avventura sarà un racconto di Strade Zitte. Promesso.

 

foto di Piero Orlando
tracce gpx su Komoot route partner di Turbolento-Le Strade Zitte

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