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La strada zitta

C’era questa strada, questa Strada Zitta…

Si riscopre il gusto del silenzio. Primi timidi accenni di articoli sul silenzio, sempre più insofferenza nei confronti del rumore inutile. Ma per chi è abituato a muoversi o viaggiare in bicicletta, non è nulla di nuovo.

In una delle prima pagine del suo romanzo “lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” Robert M.Pirsig spiega che “In machina sei chiuso in un abitacolo protettivo, ti ci si sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi è filtrato e separato da quella cornice.”

Ed è vero viaggiando in macchina sei un osservatore distaccato e passivo, il paesaggio ti scorre accanto veloce, come dentro una cornice. In bici quella cornice non c’è. Non sei più spettatore, sei nella scena. Non vogliamo essere contro l’auto, non lo siamo mai stati, anche noi la usiamo. Senza abusarne. Ma la bicicletta per godere del paesaggio italiano è un’altra cosa.

Viaggiare in bicicletta vuol dire cambiare il proprio rapporto con lo spazio, con il tempo e con le persone che si incontrano. Si diventa parte del paesaggio e dell’ambiente, imparando ad apprezzarlo e rispettarlo di più.

Da quando viaggio in bicicletta privilegio le strade minori, quelle che noi Turbolenti chiamiamo le strade zitte, quelle che l’autore di cui sopra descrive così: “diamo la preferenza alle strade secondarie, il meglio sono le strade provinciali asfaltate…le strade che serpeggiano su per le colline sono lunghe, ma in moto sono molto più belle…le strade con poco traffico sono più gradevoli, oltre che più sicure, e anche quelle senza autogrill e cartelloni, strade dove boschetti e pascoli e frutteti si possono quasi toccare, dove i bambini ti fanno ciao con la mano e la gente guarda dalla veranda per vedere chi arriva…quando ti fermi per chiedere informazioni la risposta tende ad essere più lunga del dovuto invece che più corta, e tutti ti domandano da dove vieni e da quanto tempo sei in viaggio. Ci è voluto un po’ per capire una cosa che avrebbe dovuto essere evidente e cioè che queste strade sono davvero diverse da quelle principali. Sono diversi il ritmo di vita e la personalità della gente, gente che non sta andando da nessuna parte e non è troppo indaffarata per essere cortese. gente che sa tutto sul qui e sull’ora delle cose.”

Da anni non riprendevo in mano questo libro e rileggendo le prime pagine ho trovato un vero e proprio elogio delle Strade Zitte.

Zitte sono le piccole strade di campagna e di montagna che non hanno più niente da dire al traffico “arrogante e fracassone” dei motori. Strade che per noi ciclisti Turbolenti alla ricerca dell’equilibrio perfetto tra la velocità e la lentezza, suonano come una musica. Silenziose, tranquille, secondarie, quasi segrete. Diritte o contorte. Sempre un po’ sperdute, a volte deserte, al punto da suscitare il dubbio di essere finiti “fuori strada”. Molto più gustose e saporite delle piste ciclabili, perchè libere e senza fine.

sounds of silence

sounds of silence

Ed ora che il silenzio, la quiete, la crescente voglia di “non rumore” sta diventando tendenza, noi cosa dovremmo dire? cosa dovremmo fare? nulla direi, continuare a creare Strade Zitte divulgando, senza urlare (non lo abbiamo mai fatto) quanto è piacevole scoprire il nostro pianeta alla lenta velocità di una bicicletta. Riscoprendo quello che per Simon & Garfunkel erano The Sounds of Silence.

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