Roba di plastica

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riciclo plastica

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Stanchi, dopo un bellissimo giro di 110 chilometri, con due belle salite già nelle gambe, decidiamo di evitare gli ultimi quattordici chilometri nel traffico, affrontando una terza salita su strada zitta, per chiudere in modo piacevolissimo un gran bel giro.
Sono cinque chilometri scarsi, di cui tre con pendenza significativa, dal livello del mare a quasi 300 metri, paesaggio di intensa bellezza mediterranea, da far quasi dimenticare la fatica della salita. Non oggi però. I tanti chilometri, le due lunghe salite già fatte, una pausa pranzo “esagerata” e il caldo del primo pomeriggio di fine agosto, si sentono. Alla prima rampa decido strategicamente di fare una sosta pipi, lasciando andare avanti l’amico. So già che salirò lentamente, e non ho voglia di vederlo davanti che si allontana regolare e inesorabile, perché io, stanco e svogliato, perdo terreno. Preferisco non avere riferimenti di sorta, nel mio incedere lento e affaticato. Sono pensieri di noi ciclisti tapascioni che, anche dopo una certa età, insistiamo con tenace, indomita, forse sciocca, caparbietà nelle nostre infantili, ma utili e necessarie, imprese cicloturistiche.

Riparto, alleggerito dopo la pipi con passo agile. Poche centinaia di metri più avanti il gesto atletico si appanna, la pedalata si fa pesante, sotto questo cielo azzurro e caldo, piacevolissimo per sguazzare nell’acqua, meno per fare fatica in bicicletta. Consapevole che la mia azione è ben lontana dall’eleganza dell’incedere en-danseuse che hanno gli atleti veri su questo genere di salite, avanzo lento, madido di sudore, con pensieri che tendono al negativo.

Diventa fondamentale trovare una distrazione, un elemento entelechiano esterno che catturi i pensieri per non restare concentrati sullo sforzo, sennò questi venti minuti di salita diventano un inferno.

Ed eccola la magica distrazione: una bottiglietta di plastica da mezzo litro di acqua minerale, vuota, abbandonata la, sul ciglio della strada. Dopo pochi metri un’altra, di marca diversa, sempre mezzo litro, sempre vuota. Poco più in la ancora una. Decido di cercarle con lo sguardo e contarle. Tutte. Sembra incredibile, ma nel canaletto di scolo acqua di questa bellissima strada, immersa nella macchia mediterranea, c’è una devastazione diffusa di sporcizia “umana”. E il bordo strada si spinge, ahimè, per qualche metro fin sotto ai pini marittimi di questa bella macchia, poi il vento fa il resto…e via.
Ma chi getta a terra questi rifiuti, ci pensa? Escludo. Non può essere dotato di tale capacità.

Inizio a distrarmi sempre di più chiedendomi chi può essere così poco civile e sensibile da abbandonare rifiuti in un posto del genere. A fine salita le bottigliette sono più di cinquanta (non ho contato i pacchetti di sigarette), che in meno di tremila metri, fanno una ogni 60 metri circa. Sarà passata una corsa ciclistica o podistica e hanno organizzato un ristoro senza passare a ripulire? No, sarebbero state tutte della stessa marca. E’ proprio un segno di poco rispetto per la collettività e per gli spazi che dovrebbero essere considerati di tutti e da tutti tutelati, invece sono terra di nessuno e da nessuno tutelati. Potremmo misurare il dislivello di questa bellissima salita e forse non solo di questa, in bottigliette di plastica e pacchetti di sigarette, gettati a bordo strada. Da chi? Non azzardiamo giudizi incauti. Gli altri…siamo anche noi.

A chi l’incombenza di pulire questa porzione di territorio? Comune, Provincia, Anas, Aiscat, Società Autostrade per l’Italia, il Cis viaggiare informati in collaborazione con Agip e la Polizia Stradale…..? Chissà, forse toccherà alla Provvidenza di manzoniana memoria, o al vento. Molto probabilmente in un walzer pazzo di irresponsabile scaricabarile, nessuno andrà a pulire. Un giorno anche qui arriverà “puliamo il mondo” e qualche anima di buona volontà deciderà di raccogliere tutte queste bottigliette. Ma cosa può l’iniziativa di un giorno, contro i cento o mille gesti di quotidiana inciviltà? Con questi pensieri, sono arrivato a scollinare, senza pensare alla fatica. Magra e triste consolazione. La morale? Più che pulire, sarebbe opportuno imparare non sporcare.

Meditate pedalando. Pedalate meditando (che aiuta anche a sentire un po’ meno la fatica).

settembre 09

Daniela Schicchi

Marco Pastonesi

Paola Gianotti

Alberta Schiatti

Paolo Tagliacarne

Paolo Della Sala

Anna Salaris

Francesca T

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