Smart city: ma dove?

Milano non se lo merita. Non merita questa incuria, questa frenesia, questa maleducata arroganza, questo livello di rumore, e questa enorme quantità di cantieri che non finiscono mai, con enormi mezzi “da cantiere” nel bel mezzo della città. E i ciclisti non meritano questo spregiudicato, insulso e assurdo destino di non percorribilità ciclistica delle strade.

E non sarà certo l’obbligo di telecamere contro l’angolo cieco a fermare questa ecatombe ciclistica. Certo è bello e comodo viaggiare in metropolitana, ma non a questo prezzo!
E cito solo uno dei grandi cantieri che costringono il traffico a improbabili, devastanti, anti-economiche gimcane. E non è ancora iniziato il traffico da “accompagnamento dei figli a scuola in auto”…

Che fare? Come risolvere? Non lo so. Onestamente non lo so. Da un punto di vista logico, non solamente eco-logico, direi che dovremmo, tutti, toglierci di dosso la “frenesia della vita moderna” (Ernesto Calindri, spot Cynar anni ’60…con tanto di tavolino nel bel mezzo di un rondò con traffico scarso; forse allora Milano era davvero e inconsapevolmente smart city)

Da anni, nel nostro piccolo, come società sportiva ciclistica, educhiamo (o cerchiamo di educare) le cicliste e i ciclisti a comportamenti corretti in strada, all’attenzione che deve prestare chi si muove in bici nel traffico. Ma qui non siamo più di fronte ad un normale tenore di traffico. Le auto sono sempre più grandi e quasi sempre mono-passeggero; siamo sommersə da mini e maxi-furgoni con la frenesia della ultra-rapida consegna a domicilio di qualunque stupidaggine ci passi per la testa; la nostra mobilità attiva è obnubilata da veicoli a due ruote motorizzati che sfrecciano da ogni parte, betoniere e altri mezzi di “abnormi dimensioni” per le nostre piccole strade, come non se ne sono mai viste in città. Le strade e gli spazi di manovra sono gli stessi di 100 anni fa. Che dire? Che fare?

Per anni abbiamo promosso ed aiutato altrə a promuovere, la mobilità ciclistica in città. Ora quale può essere la reazione a questo ennesimo incidente mortale, che vede coinvoltə l’ennesimə ciclista?

Personalmente ho scelto di andarmene, sono in pensione (pensionato part-time) e posso permettermelo. Mi sono “rintanato” nella bergamasca. Non che qui le strade siano più sicure, ma ancora qualche Strada Zitta, a fatica, si trova.

La città è vitale, è comoda, è piena di servizi ed intrattenimento (a volte, sempre più spesso, discutibile). Com’è bella la città, come è grande la città, piena di luce e di vetrine, con tanta gente che lavora, con tanta gente che produce…e di ciclisti che muoiono per strada. Sempre di più!

La città è mortale. Intrappolata dall’eccesso di attività (in)umane concentrate in poco spazio. Questo non è progresso. Anche il covid non è riuscito ad insegnarci nulla. Siamo volutə a tutti i costi ritornare, con ostinata insistenza, allo stato pre-covid. E vogliono farci credere che è giusto così, che dobbiamo esserne felici. Quando in realtà siamo di fronte a un evidente peggioramento della situazione (cambiamento climatico docet, o forse sarebbe meglio dire NON docet).

Smart city: ma quando?

Sarà la frenesia? La disattenzione? la “felice spensieratezza” di chi si muove in bici, come fosse una vispa Teresa? Si perché c’è anche chi sostiene che la colpa è di noi ciclistə che ci ostiniamo a muoverci agili, distrattə e diseducatə all’utilizzo delle regole della strada; con le nostre biciclette così esposte e insicure, invece di utilizzare comodi e pratici gipponi (oggi si chiamano SUV) per partecipare all’emozionante, entusiasmante, aggregante e perverso fluire del traffico.

Ma per guardare lo schermo delle telecamere che mostrano l’angolo cieco l’autista del grande mezzo da cantiere di turno, come farà a non distrarre lo sguardo dalla strada? Qualcuno se lo starà chiedendo? Il fattore umano non può, non deve, soccombere alla tecnologia. E la tecnologia non può, non deve, sostituire il discernimento e l’arbitrio umano.

Per tanti anni, come società sportiva, abbiamo organizzato una apprezzata manifestazione chiamata Milano che Pedala (1997-2009), siamo arrivati ad avere 8.000 partecipanti (12.000 secondo quanto scritto sul Corriere della Sera), poi la prima Giunta Moratti ci ha tagliato i fondi, a spese ormai da noi pagate, e abbiamo chiuso con quella organizzazione. Poche persone se ne sono accorte, poche hanno rimpianto quella manifestazione dedicata alle giovani famiglie sportive. Evidentemente poco importava.

Negli stessi anni organizzavamo anche la PedalatAzzurra, sulle strade della provincia. Manifestazione ciclistica legata al Salone del Ciclo e Motociclo (EICMA-Esposizione Internazionale Ciclo Motociclo Accessori). Finito il Salone del ciclo nel 2010, ci è rimasto quello del motociclo. La perdita di una delle esposizioni ciclistiche più importanti del mondo, che significato ha avuto per Milano? Mah?! Formalmente il Salone si chiama ancora ciclo e motociclo, ma di bici oggi c’è ben poco…nonostante l’enorme favore che la bicicletta sta incontrando.

Ripeto la domanda: che fare? Oltre a versare lacrime, deplorare, indignarci, analizzare, organizzare dibattiti…

Unirci in protesta? Già fatto. Più e più volte. Lo facciamo da anni, ma la situazione invece di migliorare, è decisamente peggiorata. Vero che essendoci più ciclistə in giro, verità innegabile, la statistica ci insegna che anche gli incidenti che li coinvolgono aumentano. Quindi? Dovemmo tornare ad essere i “pochi ma buoni” di un tempo, a muoverci in bicicletta in città, per ridurre gli incidenti?

Ma qui e ormai non è più questione solo ciclistica, qui è in gioco la “umanità” di un luogo come Milano.

Qualche anno fa abbiamo rinunciato a dare il nostro contributo al Milano Bike City. perché in totale disaccordo con la scelta del comune di non aderire alla “giornata mondiale senz’auto” (ogni anno il 22 settembre).

Pochissimə se ne sono accorti, ma da li è iniziato il nostro definitivo allontanamento dalla scena ciclistica milanese. Dopo tanti anni di “onorata attività” per promuovere la ciclabilità cittadina, per la prima volta ci è apparsa in tutta la sua evidenza la “inutilità” delle nostre azioni. A nulla è servito il Milano Bici Festival, organizzato tra il 2004 e il 2007, dimenticata la Milano che Pedala con Topolino al Parco Sempione, dove già proponevamo la chiusura al traffico per qualche ora, per la libera circolazione delle biciclette e per una città a misura d’uomo, donna, persona con disabilità, bambinə….

Ci abbiamo riprovato credendo che un nuovo mattino potesse spuntare con Milano Bike City, ma nulla era cambiato. Solo le persone coinvolte.

Nuove facce, nuove forze giovani…contro i mulini a vento. Persone che si ostinano a usare la bici a promuovere la mobilità ciclistica, ma non solo per la bici. La promozione è per una città, uno stile di vita, uno modo di stare al mondo che consenta al mondo di poter esistere, vivere, prosperare in tutta la sua enorme bellezza, ma niente. Non c’è morte o catastrofe ambientale che tenga. Continueremo ad accompagnare i figli a suola con il SUV, ad acquistare su Amazon creando traffico e provocando la chiusura delle piccole e storiche botteghe, a dire che il clima è impazzito, che gli oceani sono al collasso, che i ghiacci si stanno sciogliendo, i pinguini iniziano a non sopravvivere e via dicendo. Ma solo dicendo, senza nulla fare e cambiare nel nostro approccio col mondo.

O il clima, non in senso strettamente meteorologico,  sta cambiando e noi ci stiamo sbagliando?
Nel dubbio, come abbiamo rinunciato a partecipare al Milano Bike City, oggi rinunciamo ad organizzare la Milano Gravel di ottobre, convintə che Milano non se la meriti. Rivolgeremo altrove le nostre attenzioni ciclistiche e come sempre nessuno a Milano avrà rimpianti.

Smart cosa? raccontalo a un altro…

 

Milano NON è una città a misura di ciclista (e ci spiace anche per tutti i rivenditori di biciclette), ma nemmeno di bambinə, di persona su sedia a rotelle, non vedenti, con sordità, o anziana…forse sta diventando una città a misura di cani addomesticati, ma certo ha perso, e nel dirlo si stringe il cuore, la sua umanità.

Meditiamo pedalando, pedaliamo meditando.

Paolo Turbolento Tagliacarne

Daniela Schicchi

Marco Pastonesi

Paola Gianotti

Alberta Schiatti

Paolo Tagliacarne

Paolo Della Sala

Anna Salaris

Francesca T

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