fbpx

Che siano Vie d’Acqua o Strade Zitte, il punto d’incontro è sempre la bici.

 

Quest’anno l’inizio della Milano Bike City mi coglie impreparata. Peggio, inadempiente. Lavoro troppo, e faccio fatica non dico a organizzare qualcosa, ma persino a partecipare ai primi eventi, tutti votati alla bicicletta in ogni sua espressione e alla mobilità a due ruote.
E’ sabato, e sono china sulla tastiera nonostante ci sia ancora un tempo estivo, con tanto di sole caldo e uccellini fuori dalla finestra che non favoriscono la concentrazione né tanto meno il buon umore. Almeno piovesse, penso, e invece no. Sembra ancora agosto.
In piena sindrome imbruttita decido però di sfruttare la pausa pranzo allungandola un po’ e taaaac! farmi un “Morimondo veloce”, anda e rianda in un paio d’ora scarse, per ossigenare i muscoli, incluso il cervello (sappiamo tutti che è un muscolo, sì?) e quindi tornare alle sudate carte leopardiane con un’energia e un’attitudine un po’ migliori.
Quindi inforco la mia amata Cinelli Superstar e parto. Sola. Ma in bici è impossibile sentirsi soli, no?  Siamo con lei, la bici.

Effetto bici.

Pedalo in scioltezza uscendo da Milano sulla via più dritta e semplice che porta a Morimondo sulla pista ciclabile dell’Alzaia Naviglio Grande, In una giornata calda ma dalla luce già morbida, preludio d’autunno, con poche bici e fortunatamente poche grazielle-tricicli-passeggini. E man mano, pedalando, come sempre succede, l’umore migliora, l’espressione facciale si distende. Sento le endorfine che si diffondono prendendo il posto delle tensioni, delle preoccupazioni.  È “l’effetto bici”, garantito.

Arrivo al bivio per Morimondo, non ho neanche il tempo di fermarmi che sento una voce nota che mi chiama. È Paolo, il Grande Capo Turbolento, seguito a ruota da una combriccola allegra e colorata di ciclisti. Ce n’è per tutti i gusti. Ciclisti tecnici da corsa con tanto di divisa, ok, ma anche city biker da diporto, escursionisti, cicloturisti, qualche mountain biker e persino due pedalate assistite.

A ritmo d’acque

Dopo un primo momento di disorientamento, mi ricordo: a Ritmo d’Acque!  Un bellissimo progetto co-gestito da Base e Turbolento Thinkbike per diffondere e far conoscere i dintorni di Milano ai turisti certo, ma anche ai milanesi che davvero non sanno come possano essere, verdi, silenziosi, questi scorci di paesaggio agricolo, canali, antiche cascine, di grande bellezza, bucolici perfino!

Ciclisti navigati e neofiti raccontano, entusiasti il loro tour, interrompendosi l’un l’altro, ridendo, i discorsi che si accavallano: partiti da Base la mattina presto, hanno pedalato tra campi di riso, cascine e affascinanti borghi rurali, con una sosta alla Cascina Santa Marta, dove hanno potuto conoscere il riso della loro azienda agricola. Hanno poi proseguito sulla ciclabile fino a Morimondo per il pranzo.

In bici non si è mai soli

E mangiando si chiacchiera piacevolmente, ci si conosce, mescolando discorsi da ciclisti allo stupore divertito di chi ciclista non lo è ancora veramente ma comincia a capire, ad apprezzare. Ed è bellissimo, perché se c’è una cosa più bella di stare in mezzo ai ciclisti è quella di far scoprire la bicicletta a persone nuove. Lascio così la bella comitiva pedalante alla visita dell’Abbazia, e mentre torno verso casa mi dico che è proprio così, in bici non si è mai soli. E questa era solo la prima esperienza Arda, la seconda, dedicata a far pedalare i bambini, è stata ieri, domenica 22, e poi ancora e ancora, così finche il progetto prederà l’abbrivio e, come un bambino che ha tolto le rotelle, riuscirà a pedalare con le sue gambe. Arda non ha fretta, come la bici, come le vie d’acqua, o le strade zitte. Le cose di valore hanno bisogno di tempo.
E benedette queste iniziative per diffondere non solo la cultura della bicicletta, ma anche parti ancora non note di questa Milano sempre più bella, aperta e ricettiva.

Alberta Turbolenta Schiatti